L'oro della discordia: la riserva di Bankitalia nel mirino della politica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Per arrivare al cuore dell’oro italiano, un viaggio che conduce nei sotterranei di Palazzo Koch, oltre porte blindate che richiedono chiavi multiple e attraverso controlli incrociati, svela non una scenografia da film ma la sobria e severa realtà del caveau. Qui, custodite in ambienti la cui sicurezza è proverbiale, giacciono le 2.452 tonnellate d’oro che compongono una delle riserve più cospicue al mondo, la cui storia, segnata anche dalle razzie naziste, è oggi al centro di un acceso dibattito politico. Una parte della maggioranza di governo, infatti, ne reclama la proprietà per lo Stato, sostenendo che essa appartenga al popolo italiano, in un braccio di ferro che tocca i delicati equilibri dei Trattati europei e l’autonomia delle banche centrali.
La proposta politica e il richiamo ai Trattati
A scuotere le quiete stanze del tesoro è un emendamento, proposto da Fratelli d’Italia, che recita con fiero cipiglio: «Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano». Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, difende la proposta, descrivendola come un principio di democrazia e un atto di rispetto per la storia, pur nel contesto dei vincoli internazionali. Questa mossa, che alcuni osservatori leggono come un elemento di un armamentario ideologico populista, si inserisce in un clima politico dove il richiamo all'oro patrio diventa strumento di una retorica che qualcuno non esita a definire passatista.
Le voci della maggioranza e il caso tedesco
La battaglia non vede coinvolta solo la forza di governo della premier, ma trova un alleato nella Lega, con il senatore Claudio Borghi che rincara la dose. Egli torna infatti a insistere sulla distinzione tra detenzione e proprietà, affermando che l’Istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini senza esserne il proprietario. Borghi, non mollando la presa, rivela che la Bce avrebbe dato in passato un parere positivo su una questione simile e, quasi a smarcarsi da accuse di isolazionismo, solleva un paragone con l’estero, osservando come nessuno metta in discussione la proprietà delle riserve della Bundesbank.
Il nodo dell'autonomia e la gestione tecnica
Al di là delle dichiarazioni, la questione solleva un nodo cruciale riguardante l’autonomia di Bankitalia e il quadro giuridico in cui opera. La riserva aurea, sebbene fisicamente collocata nel caveau romano, è un asset il cui status è definito da una complessa rete di accordi e norme europee, concepite per proteggere la stabilità finanziaria da interferenze puramente politiche. La gestione tecnica della riserva, che include aspetti cruciali come la sua liquidità e sicurezza, rimane saldamente nelle mani dell’istituto centrale, il quale agisce in base a mandati precisi, il cui stravolgimento aprirebbe scenari di incertezza sui mercati e nelle relazioni con i partner dell’Eurozona.




