Vittorio Veneto, campagna vaccinale antirabbica: 260 richieste di rimborso già presentate
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Redazione Salute
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È partita ufficialmente lunedì la campagna straordinaria di vaccinazione antirabbica, resasi necessaria dopo il caso di un cane importato illegalmente dal Marocco e risultato positivo al virus, che ha portato le autorità sanitarie a disporre l'obbligo per tutti i cani e i gatti di proprietà dei residenti e domiciliati nel Comune di Vittorio Veneto.
L’avvio dell’operazione, che coinvolgerà oltre cinquemila animali, è stato caratterizzato da una risposta immediata da parte della cittadinanza, tanto che nella sola giornata inaugurale sono state somministrate oltre duecento vaccinazioni – centoquarantacinque a cani e cinquantaquattro a gatti – mentre le prenotazioni hanno già superato quota ottocento, con cinquecentotto richieste per i cani e trecentoventitre per i gatti.
Per l'occasione, il direttore generale dell'Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, accompagnato dalla direttrice sanitaria Maria Caterina De Marco e dalla direttrice socio-sanitaria Simona Sforzin, ha visitato i due hub allestiti per l'emergenza, situati rispettivamente nell'ex sede Atm di viale Vittorio Emanuele II e presso la sede di Prealpi Soccorso in via Meucci, per ringraziare il personale dell'azienda e gli operatori giunti in supporto dalle Ulss di Belluno, Venezia, San Donà di Piave, Bassano del Grappa e Padova.
Organizzazione e adesione alla campagna
La macchina organizzativa, messa in moto per fronteggiare quella che si configura come una vaccinazione di massa senza precedenti per il territorio, prevede che l'accesso ai centri vaccinali avvenga esclusivamente su prenotazione tramite un portale digitale, al fine di evitare assembramenti e gestire in modo ordinato l'afflusso dei proprietari; gli slot sono stati aperti a partire dal 15 giugno per la prima settimana e ulteriori date verranno progressivamente aggiunte in base all'andamento delle richieste.
Bizzarri ha sottolineato come sia "fondamentale raggiungere il maggior numero possibile di animali presenti sul territorio per garantire una copertura efficace e tutelare la salute pubblica", invitando tutti i cittadini a partecipare portando i propri animali d'affezione.
Per coloro che si fossero già mossi autonomamente, facendo vaccinare i propri animali presso veterinari privati nel periodo compreso tra il 29 maggio e il 10 giugno, è stato disposto un rimborso fino a un massimo di 55 euro; a testimonianza della reattività dei cittadini, risultano già presentate duecentosessanta richieste di rimborso.
Operatività e identificazione degli animali
I due hub vaccinali resteranno operativi per un mese, tutti i giorni compresi sabato e domenica, dalle ore 9 alle ore 18, e durante la visita il direttore generale ha potuto constatare di persona l'impegno profuso dal personale sanitario, che ha già gestito un flusso costante di cittadini.
Nel corso della campagna, per gli animali che non fossero ancora correttamente identificati, i servizi veterinari procederanno contestualmente all'applicazione del microchip, secondo la tariffa regionale vigente di 21,71 euro, con pagamento esclusivamente elettronico da effettuare direttamente in sede vaccinale. Parallelamente, le operazioni di vaccinazione per le colonie feline presenti sul territorio sono già state avviate e vengono effettuate direttamente dai Servizi Veterinari dell'Ulss 2.
I numeri dell'emergenza
Il provvedimento d'urgenza, scattato dopo il caso di rabbia canina registrato lo scorso 27 maggio, ha trovato dunque una risposta concreta da parte della popolazione, che ha compreso l'importanza di aderire tempestivamente alla profilassi obbligatoria; la risposta dei proprietari, molti dei quali hanno espresso la loro disponibilità nonostante qualche iniziale timore legato all'età avanzata dei propri animali, ha consentito di raggiungere numeri significativi fin dal primo giorno.
Con il sistema di prenotazione già collaudato e le richieste di rimborso in costante aumento, la campagna sembra aver preso il via nel migliore dei modi, garantendo una copertura efficace e riducendo il rischio di diffusione della malattia, che rappresenta ancora una minaccia concreta per la salute pubblica e per quella degli animali domestici.




