Rabbia a Vittorio Veneto, scatta la campagna vaccinale obbligatoria per cani e gatti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La macchina della prevenzione sanitaria si è messa in moto a Vittorio Veneto, dove da lunedì 15 giugno è ufficialmente partita la campagna straordinaria di vaccinazione antirabbica gratuita e obbligatoria. Un provvedimento, questo, reso necessario dal ritrovamento di un cane risultato positivo al virus lo scorso 27 maggio: l'animale, un meticcio importato illegalmente dal Marocco da un familiare della proprietaria, era giunto nel territorio comunale eludendo i controlli previsti dalla normativa europea in materia di viaggi con animali domestici.

La conferma della diagnosi, arrivata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha immediatamente attivato i protocolli d’emergenza gestiti dall’Ulss 2 Marca Trevigiana, in stretta collaborazione con la Regione Veneto - che finanzia l’intera operazione - e il Comune di Vittorio Veneto.

Oltre quattromila animali interessati e due hub operativi sette giorni su sette

A farne le spese, come spesso accade in questi casi, è stata la burocrazia che rallenta le procedure, ma la risposta dei cittadini, va detto, è stata immediata. L’obbligo vaccinale, sancito da un’ordinanza sindacale, riguarda tutti i cani e i gatti di proprietà di residenti o domiciliati nel territorio di Vittorio Veneto; si stima che la copertura riguardi oltre quattromila animali, anche se alcune fonti parlano di una cifra che si avvicina ai cinquemila esemplari.

Per gestire l’emergenza, l’Ulss 2 ha allestito due hub vaccinali situati uno a San Giacomo, presso la sede di Prealpi Soccorso in via Meucci, e l’altro all’ex Atm di via Vittorio Emanuele II. Le strutture resteranno aperte tutti i giorni, compresi i fine settimana, dalle 9 alle 18, e l’accesso - particolare non secondario - è consentito esclusivamente su prenotazione attraverso una piattaforma digitale dedicata.

I numeri, al momento, sembrano confortanti: nella sola giornata inaugurale sono state somministrate 199 dosi (145 a cani e 54 a gatti), mentre le prenotazioni già registrate hanno abbondantemente superato le ottocento unità.

Il dispositivo di sicurezza, i rimborsi e il microchip per i non identificati

A supporto del personale dell’Ulss 2, letteralmente in prima linea in questa operazione, sono arrivati rinforzi dalle aziende sanitarie di Belluno, Venezia, San Donà di Piave, Bassano del Grappa e Padova; un contributo, quest’ultimo, che il direttore generale Giancarlo Bizzarri ha voluto sottolineare recandosi personalmente nei centri vaccinali assieme alla direttrice sanitaria Maria Caterina De Marco e alla direttrice socio-sanitaria Simona Sforzin. Nessuno, tra i vertici dell’azienda, ha voluto lasciare nulla al caso.

La campagna prevede inoltre un meccanismo di rimborso (fino a un massimo di 55 euro) per quei proprietari che hanno già provveduto privatamente alla vaccinazione nel periodo compreso tra il 29 maggio e il 10 giugno. È stato infine definito un aspetto logistico di non poco conto: gli animali sprovvisti di microchip verranno identificati contestualmente alla vaccinazione, con l’applicazione del dispositivo e la registrazione nella Banca Dati Nazionale; il costo, pari a 21,71 euro, resta a carico del proprietario.

L’importazione illegale e le indagini epidemiologiche sui contatti

Come spesso accade quando si abbassa la guardia, il pericolo riaffiora dove non ci si aspetta. La vicenda, come detto, trae origine dall’introduzione irregolare del cane dal Marocco; un comportamento, quello di chi lo ha importato, che ha esposto l’animale - e di riflesso l’intera collettività - a un rischio sanitario di notevole entità. Le indagini epidemiologiche avviate dai servizi veterinari hanno permesso di ricostruire la rete dei contatti avuti dal cane nelle due settimane precedenti la comparsa dei sintomi neurologici.

Le persone risultate esposte, inclusa la proprietaria che era stata morsa dall’animale, sono state sottoposte a profilassi vaccinale post-esposizione, mentre i cani che avevano avuto contatti con il meticcio sono stati posti in osservazione sanitaria in strutture dedicate. La rabbia, lo ricordiamo, è una zoonosi letale una volta comparsi i sintomi clinici, e la sua trasmissione all’uomo avviene tipicamente attraverso la saliva infetta, veicolata da morsi, graffi o contatti con mucose.

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