Rabbia a Vittorio Veneto, vaccino obbligatorio per 5mila cani e gatti
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Redazione Salute
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Un caso di rabbia a Vittorio Veneto ha fatto scattare un piano straordinario di prevenzione sanitaria che coinvolge circa 5mila animali domestici tra cani e gatti. L’Ulss 2 Marca Trevigiana ha confermato che il 27 maggio un cane meticcio di proprietà di una residente di San Giacomo di Veglia è risultato positivo al virus della rabbia dopo il ricovero in una clinica veterinaria. L’animale era stato portato dal veterinario in seguito alla comparsa di sintomi neurologici compatibili con la malattia. L’accertamento del contagio ha attivato immediatamente le procedure previste per limitare ogni possibile diffusione del virus sul territorio comunale.
Il contagio e l’origine dell’emergenza sanitaria
L’episodio è legato a un cane arrivato dal Marocco quando era ancora cucciolo. Secondo quanto emerso, l’animale era stato donato alla proprietaria da un parente dopo una vacanza nel Paese nordafricano. Quello che inizialmente era stato un gesto di affetto si è trasformato nel giro di pochi mesi in un’emergenza sanitaria che ha richiesto l’intervento delle autorità veterinarie e sanitarie. L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, in collaborazione con l’Ulss 2 Marca Trevigiana, ha confermato la presenza del virus della rabbia canina nel meticcio. Dopo la comparsa di gravi sintomi neurologici, il cane è stato soppresso e gli esami hanno certificato ufficialmente il contagio.
Le autorità hanno inoltre ricostruito che l’animale era stato importato illegalmente dal Marocco. La conferma della positività ha fatto scattare un protocollo di sicurezza particolarmente rigoroso, considerata la natura della malattia. La rabbia è infatti un’infezione virale che può colpire il sistema nervoso e, in assenza di adeguata profilassi, può provocare conseguenze estremamente gravi. Proprio per questo motivo le verifiche si sono concentrate sia sugli eventuali contatti avuti dal cane sia sulle misure necessarie per proteggere gli altri animali presenti nell’area interessata.
Vaccinazione obbligatoria per tutti gli animali domestici
In seguito all’accertamento del caso, l’Ulss 2 di Treviso ha disposto la vaccinazione antirabbica obbligatoria per tutti i cani e i gatti presenti nel Comune di Vittorio Veneto. Il provvedimento riguarda circa 4.400 cani e 900 gatti, per un totale vicino ai 5mila animali domestici. La decisione è stata adottata come misura preventiva per contenere qualsiasi rischio di trasmissione del virus e garantire il controllo della situazione sul territorio. L’intervento coinvolge l’intera popolazione animale del comune e rappresenta la principale risposta sanitaria predisposta dopo la conferma del contagio.
Parallelamente alla campagna vaccinale, sono state attivate ulteriori misure di sicurezza. Trenta persone sono state sottoposte a profilassi dopo essere entrate potenzialmente in contatto con il cane infetto, mentre sei cani sono stati posti in isolamento per sei mesi nel canile sanitario di Ponzano. Le autorità hanno evidenziato che l’emergenza risulta localizzata e sotto controllo dal punto di vista della salute umana, ma le attività di monitoraggio e prevenzione proseguiranno per diversi mesi. L’obiettivo è verificare ogni possibile esposizione al virus e garantire il rispetto delle procedure sanitarie previste in casi di rabbia accertata.
Le conseguenze sul territorio di Vittorio Veneto
L’allarme esploso nel Trevigiano ha riportato l’attenzione su una malattia che richiede interventi immediati ogni volta che viene individuato un caso positivo. Il focolaio individuato a Vittorio Veneto ha coinvolto istituzioni sanitarie, veterinari e strutture specializzate nella gestione delle emergenze epidemiologiche animali. La conferma del contagio da parte dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie ha permesso di attivare rapidamente tutte le procedure previste, dalla profilassi per le persone esposte fino alla vaccinazione obbligatoria degli animali domestici e all’isolamento dei soggetti considerati a rischio. Le attività di controllo restano concentrate sul territorio comunale, dove continuano le operazioni di prevenzione avviate dopo il caso accertato.




