Catania, il valzer delle panchine e il ritorno di Toscano tra i malumori della piazza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nell’aria che si respira attorno al Catania, un tempo impregnata di quella passione viscerale che solo certe piazze del Sud sanno regalare, aleggia adesso il tanfo pesante delle decisioni tardive e dei colpi di spugna mal programmati. L’ultima, umiliante battuta d’arresto subita per mano del Crotone – un ko che ha lasciato strascichi non solo in classifica, ma anche nello spogliatoio, dove il malumore sarebbe ormai diventato cronaca quotidiana – ha funto da detonatore per una dirigenza che, forse disperatamente, prova a ricucire uno strappo che rischia di compromettere l’intera stagione. La posta in gioco, è bene ricordarlo, non è una semplice questione di prestigio locale: quei famosi play off, che decideranno il respiro più autentico del campionato, incombono come un’ombra minacciosa, e ogni passo falso adesso pesa come un macigno.

Un’epurazione silenziosa: via anche Ivano Pastore

Se fino a qualche giorno fa l’attenzione era tutta concentrata sulla panchina, adesso il fronte si è allargato a dismisura, investendo l’area tecnica più strategica. Il Catania, con un’operazione che sa tanto di epurazione consumata nel più classico dei silenzi stampa, ha deciso di sollevare dall’incarico anche il direttore sportivo Ivano Pastore. Lui, che arriva da esperienze importanti (l’ex Benevento, per intenderci), paga così il prezzo salato di risultati giudicati insufficienti. Ciò che lascia perplessi, e i media locali non hanno mancato di sottolinearlo con dovizia di particolari, è la dinamica paradossale di questo addio: se la società – quella riconducibile al presidente australiano – aveva ormai maturato la convinzione che Pastore non fosse l’uomo giusto, perché aspettare fino a ora? La logica suggerirebbe che un’operazione simile andasse compiuta contestualmente all’esonero di Toscano, o al massimo al termine della sessione invernale di calciomercato. Invece no: il benservito è arrivato quando ormai il danno, sportivamente parlando, sembrava già stato fatto.

Il ritorno del reggino: Toscano richiamato per raddrizzare la rotta

Ma il vero colpo di scena, quello che ha fatto sobbalzare persino i tifosi più assuefatti a certe dinamiche, riguarda la panchina. William Viali, va detto, non ha certo brillato: alla sua guida la squadra ha raccolto davvero briciole in termini di punti, con un magro bottino di una sola vittoria (a Latina, per essere precisi), un pareggio casalingo contro il Casarano e due sconfitte pesanti, quelle contro Picerno e Crotone. I numeri, spietati, parlano di tre reti segnate e cinque subite; un ruolino da retrocessione più che da ambizioni play off. Di fronte al rischio concreto di perdere anche quel secondo posto – fondamentale per la griglia dei play off, con la Casertana appostata a sole tre lunghezze – la dirigenza ha fatto marcia indietro a velocità sostenuta. Così, dopo averlo esonerato mesi fa facendo discutere non poco (e scatenando la reazione vibrante dei tifosi rossazzurri), il Catania ha richiamato Mimmo Toscano. L’allenatore reggino, conosciuto per la sua mano ferma e per la capacità di tenere la barra dritta nelle tempeste, si ritrova tra le mani un gruppo che nel frattempo ha perso certezze e magari anche un po’ di fiducia.

Tra anomalie temporali e scelte di corto respiro

La sensazione, leggendo tra le righe di queste settimane convulse, è che al Catania manchi una regia chiara. L’esonero di Toscano, allora, appare oggi ancora più inspiegabile di quanto non fosse al momento: se il problema era tecnico, perché richiamarlo dopo aver sperperato tempo prezioso con Viali? Se il problema era invece di natura gestionale, perché cacciare anche Pastore solo a stagione inoltrata, quando ormai il mercato è un ricordo e le possibilità di intervenire sono pari a zero? Le due scelte, prese singolarmente, potrebbero anche trovare una loro debole giustificazione; ma osservate nell’insieme, disegnano il quadro di una società che rincorre gli eventi senza mai anticiparli. E nel calcio, specialmente in una piazza calda come quella etnea, rincorrere significa quasi sempre arrivare secondi. I tifosi, quelli che riempiono lo stadio e vivono ogni partita come un rito laico, potranno solo osservare: se questo valzer di allenatori e direttori sportivi porterà alla tanto agognata sterzata, o se invece si rivelerà l’ennesimo, costoso autogol di una stagione da dimenticare.

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