Le Olimpiadi di Milano-Cortina e il decreto sulla legittimità costituzionale
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Redazione Interno
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Mentre a Verona si svelavano i dettagli della cerimonia di chiusura dei Giochi, prevista per il prossimo febbraio all'Arena, una nuova indagine della magistratura ha gettato un'ombra sull'organizzazione dell'evento, riaccendendo un aspro dibattito istituzionale. Il cosiddetto decreto 'Salva Olimpiadi', un provvedimento normativo inserito in una legge dedicata alla ricostruzione post-alluvione, è finito nel mirino dei giudici che ne hanno sollevato la legittimità costituzionale dinanzi alla Corte. Secondo i magistrati, quel testo, definito come "dettato ad hoc", ha di fatto creato "una zona franca" per la Fondazione Milano Cortina 2026, sottraendola arbitrariamente alle regole del diritto comune che governano gli enti pubblici.
Il cuore della questione giuridica
La disputa, che trascende la mera cronaca per toccare i delicati equilibri tra i poteri dello Stato, si concentra sulla natura ibrida dell'ente organizzatore. La Fondazione, pur essendo partecipata esclusivamente da soci pubblici, opera come un ente di diritto privato, una condizione che, secondo l'atto di remissione alla Consulta, le conferirebbe una posizione di privilegio. I giudici inquirenti, i quali stanno già conducendo un'inchiesta per appalti sospetti e corruzione, sostengono che questo assetto le consenta di agire senza i necessari "contrappesi", quelli stessi che sono preposti a tutelare la pubblica amministrazione dal rischio di scelte anti-economiche o, peggio, da intese collusive volte ad alterare la libera concorrenza. In pratica, si sarebbe scavato un solco normativo che isola l'organizzazione dal controllo tipico della sfera pubblica.
La posizione della Fondazione
Dal canto suo, il presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, pur esprimendo la massima fiducia nell'operato della Corte costituzionale e della magistratura, ha delineato una visione differente della governance olimpica. "Mi occupo di eventi sportivi da trent’anni", ha dichiarato, sottolineando come per un evento di tale portata il supporto delle istituzioni pubbliche – dallo Stato agli enti locali, dal Coni al Comitato paralimpico – sia un elemento fisiologico e imprescindibile. Ha poi aggiunto, quasi a voler marcare una distinzione operativa, che la gestione dei fondi pubblici non ricade direttamente sulla Fondazione, la quale si finanzia principalmente attraverso il Comitato Olimpico Internazionale e i partner commerciali privati.
Uno scontro che va oltre i Giochi
La vicenda, che si intreccia inevitabilmente con le indagini di cronaca nera già in corso, trascende la semplice preparazione dell'evento sportivo per investire il metodo legislativo. L'accusa è che, attraverso un articolo normativo inserito in un contesto del tutto estraneo, si sia operata una modifica su misura per un ente specifico, sospendendo di fatto le normali garanzie. Questo ha innescato uno scontro non solo sulla sostanza della norma, ma anche sulla sua genesi, sollevando interrogativi circa i confini tra l'intervento dell'esecutivo e i poteri di controllo della magistratura, in un momento già delicato per la macchina organizzativa dei Giochi invernali.




