Obbligo polizze catastrofali, scatta il conto alla rovescia per ristoranti e hotel: solo il 15% ha già firmato
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Redazione Economia
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Domani, 31 marzo, rappresenta il termine ultimo per un adempimento che il legislatore ha voluto graduale, ma che ora non ammette più rinvii. È infatti il giorno fissato per la scadenza della proroga – concessa dal decreto Milleproroghe 2026 – destinata alle micro e piccole imprese che operano nei settori della ristorazione, del turismo ricettivo, della pesca e dell’acquacoltura, le uniche categorie per le quali l’obbligo di stipulare una polizza contro le calamità naturali non era ancora entrato a regime.
Per tutti gli altri comparti produttivi, invece, l’obbligo – introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 – è già in vigore da tempo, con scadenze scaglionate che hanno riguardato prima le grandi imprese e successivamente, dal primo gennaio di quest’anno, la generalità delle piccole e micro aziende. La normativa, attuata con il decreto ministeriale numero 18 del 2025, impone alle imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia di assicurarsi contro i danni diretti a terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature causati da eventi come sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni.
I costi, tra variabili territoriali e valore dei beni assicurati
Uno degli aspetti che ha destato maggiore attenzione in questa fase di avvicinamento alla scadenza riguarda l’impatto economico di queste coperture. Da un’analisi condotta da Facile.it in collaborazione con Italfinance e Finital, emerge come i premi annuali risultino tutt’altro che omogenei, variando sensibilmente in base alla localizzazione geografica dell’attività e al valore dei cespiti da tutelare. Le simulazioni, effettuate su due modelli tipo di attività, offrono una fotografia significativa: per un ristorante con un fabbricato assicurato per 500 mila euro, attrezzature e macchinari per un totale di 300 mila euro, il premio di polizza parte da 272 euro a Milano, sale a 776 euro a Roma e raggiunge i 628 euro a Palermo. Le forbici si allargano ulteriormente per un hotel, dove a fronte di un immobile dal valore di 1,5 milioni di euro e attrezzature più consistenti, il costo annuo stimato varia dagli 835 euro di Roma ai 2.111 euro di Palermo, passando per i 556 euro del capoluogo lombardo.
Questa variabilità, spiegano gli analisti, è il risultato di una combinazione di fattori complessi: non solo la rischiosità sismica o idrogeologica del territorio e il capitale assicurato, ma anche la vulnerabilità specifica dei beni, le caratteristiche costruttive dell’immobile e persino la sua collocazione all’interno dell’edificio – come la distanza dal piano terra – concorrono a determinare l’offerta finale delle compagnie.
Le conseguenze per gli inadempienti e le esclusioni da tenere d’occhio
A fronte di costi che, come sottolineato dall’indagine, appaiono accessibili se paragonati ai potenziali benefici in caso di sinistro, la mancata ottemperanza all’obbligo comporta ripercussioni significative. Sebbene al momento non siano previste sanzioni pecuniarie dirette per chi non stipulerà la polizza entro la data fissata, l’inadempienza viene valutata ai fini dell’accesso al credito agevolato e ai contributi pubblici. Giovanni Liverani, presidente dell’associazione che riunisce le imprese assicuratrici, ha sottolineato la necessità di rendere le aziende pienamente consapevoli di un passaggio cruciale: in assenza di una copertura privata, lo Stato non interverrà a risarcire i danni in caso di evento catastrofale, rompendo di fatto con il modello tradizionale degli interventi emergenziali straordinari.
La polizza, peraltro, non è una copertura omnicomprensiva. L’attenzione va posta con cura sulle garanzie accessorie: la legge impone di assicurarsi contro terremoti, alluvioni, frane e inondazioni, ma rimangono esclusi dall’obbligo fenomeni atmosferici come grandine, trombe d’aria o le cosiddette “bombe d’acqua”, per i quali è eventualmente necessaria l’attivazione di garanzie supplementari. Le stesse clausole contrattuali prevedono poi limitazioni specifiche, come ad esempio l’esclusione delle frane a sviluppo graduale, che vengono coperte solo se l’evento si manifesta in maniera rapida e improvvisa.
Il rilancio di Ania sull’estensione alle abitazioni private
In questo quadro di progressiva estensione della cultura assicurativa al mondo produttivo, non mancano le sollecitazioni a procedere oltre. L’associazione di categoria, con il suo presidente Liverani, ha rilanciato una proposta che circola da tempo nei tavoli istituzionali: estendere l’obbligo assicurativo anche alle abitazioni private. L’idea, già emersa in passato anche in dichiarazioni pubbliche di esponenti del governo, punterebbe a creare un sistema di protezione più capillare, partendo però con gradualità. Una delle ipotesi sul tavolo – richiamata dallo stesso Liverani – è quella di iniziare con le abitazioni oggetto di ristrutturazioni che beneficiano di incentivi statali, per poi aprire un ragionamento più ampio sul patrimonio edilizio esistente. Dai ministeri competenti, ha aggiunto, si registra un’attenzione importante su questo fronte, a testimonianza di come il tema della mitigazione del rischio catastrofale attraverso gli strumenti assicurativi sia destinato a restare centrale nell’agenda politica.




