Campobasso, le analisi escludono funghi e veleno per topi nella morte di madre e figlia
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Redazione Interno
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Mentre le indagini, coordinate dalla Squadra mobile di Campobasso e condotte sotto la guida di Marco Graziano, proseguono con nuovi interrogatori che coinvolgono residenti e personale sanitario, i primi risultati degli esami tossicologici hanno escluso due delle ipotesi più discusse. A causare la morte di Antonella Di Ielsi, cinquantenne, e di sua figlia Sara Di Vita, di soli quindici anni, non sarebbero state intossicazioni da funghi né da rodenticidi, elementi che avevano inizialmente attirato l'attenzione degli investigatori dopo il cenone della Vigilia di Natale a Pietracatella. I due decessi, occorsi a poche ore di distanza l'uno dall'altro, hanno gettato nello sgomento la piccola località molisana, dove il dramma familiare ha lasciato un vuoto incolmabile, segnando profondamente il padre e l'altra figlia sopravvissuti alla tragedia.
Le cautele degli esperti e il percorso delle indagini
Tuttavia, proprio sui primi esiti delle analisi è emersa una posizione di netta cautela da parte degli specialisti incaricati delle verifiche di laboratorio. Lucio Marino, responsabile della sezione di Campobasso dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale, ha dichiarato all'Adnkronos che sulla vicenda si starebbe facendo "troppa confusione", riferendosi a informazioni circolate senza che se ne conoscessero le fonti. Marino ha specificato con chiarezza che le analisi che avrebbero escluso funghi e veleno per topi non sono state condotte sui campioni di alimenti sequestrati dai carabinieri e portati nei loro laboratori, dove è in corso un esame minuzioso di diciannove prodotti prelevati dall'abitazione. Alcuni di essi, infatti, potrebbero contenere ingredienti o sostanze, del tutto legali, che per particolari sensibilità individuali o per combinazioni fatali hanno scatenato la reazione letale.
Il nodo centrale degli alimenti sequestrati
Il fulcro dell'inchiesta si sposta dunque sugli alimenti confiscati, la cui analisi completa è ancora in corso e i cui risultati sono attesi per fornire dati decisivi. Gli investigatori, mentre ascoltano i testimoni per ricostruire con precisione la dinamica della cena e delle ore successive, devono fare i conti con un quadro tossicologico complesso, considerando che molte sostanze comuni, se assunte in grandi quantità o da organismi predisposti, possono rivelarsi pericolose. Il lavoro degli inquirenti, che evitano con scrupolo ogni fuoriuscita prematura di notizie, si concentra ora sull'incrocio tra i referti medici, le dichiarazioni dei presenti e i risultati attesi dalle indagini chimiche, nella speranza di isolare il fattore scatenante che ha stroncato due vite in modo così repentino.
Una verità ancora da scrivere
Pertanto, nonostante le prime esclusioni abbiano ridotto il campo delle ipotesi, la causa precisa della sospetta intossicazione rimane avvolta nel mistero, e la verità giudiziaria dovrà attendere il completamento di tutte le perizie. La tragedia di Pietracatella, che ha privato una famiglia di due sue componenti in una delle serate più simboliche dell'anno, continua a rappresentare una ferita aperta, mentre la macchina investigativa, lontana dai clamori e dalle speculazioni, prosegue il suo metodo e silenzioso lavoro per rispondere alle domande di una comunità in lutto.




