Vittorio Sgarbi torna al Salone del Libro, applausi e standing ovation al Lingotto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Vittorio Sgarbi è tornato al Salone del Libro di Torino dopo un lungo periodo di assenza ed è stato accolto da un applauso durato cinque minuti nella Sala 500 del Centro congressi Lingotto. Le prime file si sono alzate in piedi per una standing ovation che ha accompagnato l’ingresso del critico d’arte, mentre dalla sala qualcuno ha urlato “Bravo Vittorio”. A introdurlo è stata la direttrice del Salone Annalena Benini, che ha parlato della ripresa di una tradizione interrotta, quella delle lectio annuali di Sgarbi all’interno della manifestazione torinese.

Il critico d’arte, 74 anni, è apparso affaticato ma lucido e brillante nel corso dell’incontro dedicato al suo ultimo libro “Il cielo più vicino. La montagna nell’arte”. Durante la lezione ha affrontato il rapporto tra natura, arte e fragilità umana attraverso le opere dei grandi maestri dal Trecento a oggi. La montagna è diventata il centro di una riflessione che ha intrecciato ricordi d’infanzia, immagini artistiche e meditazioni sull’esistenza, davanti a un pubblico che ha seguito con attenzione ogni passaggio dell’intervento.

Il ritorno di Sgarbi al Salone del Libro di Torino

Il ritorno di Vittorio Sgarbi al Salone del Libro è stato descritto come un momento inatteso ma fortemente simbolico per la manifestazione. Dopo mesi di silenzio e lontananza dalla scena pubblica, il critico è riapparso in un clima molto diverso rispetto al passato. Le sue risposte, più asciutte e meno provocatorie, hanno restituito l’immagine di una figura concentrata sulla riflessione più che sullo scontro. Anche il tono della lectio è apparso distante dalle stagioni delle polemiche e degli eccessi che per anni hanno accompagnato la sua presenza pubblica.

Nel corso dell’incontro è emersa una dimensione più raccolta e personale. Il pubblico del Lingotto ha reagito con partecipazione, trasformando l’appuntamento in un omaggio al lavoro di divulgazione artistica svolto da Sgarbi negli anni. L’accoglienza calorosa non si è limitata agli applausi iniziali, ma ha accompagnato tutto l’intervento, segnando uno dei momenti più seguiti della giornata al Salone del Libro di Torino.

Arte, riflessione e fragilità nella nuova fase di Sgarbi

La lezione dedicata alla montagna nell’arte ha mostrato anche un cambiamento nel modo di raccontarsi. Nel suo intervento Sgarbi ha parlato della natura come luogo di contemplazione e misura della fragilità umana, collegando il tema alle opere dei grandi maestri della storia dell’arte. L’attenzione si è concentrata meno sulla provocazione e più sull’essenzialità del discorso, in una narrazione fatta di memorie personali, riferimenti artistici e passaggi esistenziali.

Il tempo delle “ire” e degli “egocentrismi”, come è stato ricordato durante il racconto della sua apparizione torinese, sembra lasciare spazio a una fase rallentata e introspettiva. Il fisico che “presenta il conto” e un “malessere oscuro” evocato nel corso della narrazione hanno contribuito a definire il clima dell’incontro. Al Salone del Libro, però, l’attenzione del pubblico si è concentrata soprattutto sulla continuità del suo lavoro di divulgatore e sulla capacità di riportare l’arte al centro di una riflessione collettiva attraverso una lectio accolta con lunghi applausi.

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