L’innocente di Ponticelli, il minorenne davanti al gip: «Non mi do pace, gli volevo bene»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell’aula semibuia del tribunale per i minorenni, dove la giustizia prova a districarsi tra responsabilità e disperazione, il diciassettenne ha scelto il silenzio. Davanti al gip Paglionico, per l’udienza di convalida del fermo, il ragazzo – difeso dagli avvocati Antonio Rizzo e Giovanni Nappo – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi, però, una crepa. Una dichiarazione spontanea, strappata più al cuore che alla ragione, ha rotto l’immobilità della scena: «Sono giorni che non dormo, non riesco a darmi pace per quello che è successo. Volevo bene a Fabio, per me era come un fratello». Parole che restituiscono, senza filtri, il peso di una notte che a Ponticelli ha cambiato per sempre troppe vite.

La pistola, l’errore, la frase agghiacciante

Il racconto dei fatti, così come emerge dagli atti e dalle testimonianze raccolte, è una sequenza di gesti banali diventati irreparabili. Fabio Ascione, ventenne, si trovava al campetto insieme ad altri ragazzi; tra loro c’era Francescopio Autiero, l’unico armato. Mentre la maneggiava, è partito un colpo – accidentale, secondo quanto ricostruito – che lo ha centrato al petto. Accasciandosi, Ascione ha avuto la forza di esclamare: «Uà fra’, mi hai colpito». Poi, il silenzio. «Pio» – così chiamato l’autore del colpo – è rimasto fermo un attimo, secondo quanto riferito da uno dei due giovani sentiti dagli inquirenti, prima di fuggire a bordo di una Jeep parcheggiata davanti al campetto.

Due fermi e un clan alle spalle

Nelle ultime ore l’indagine, coordinata dalla Dda, ha registrato una svolta. Due giovani sono stati sottoposti a fermo: un ventitreenne, che sarebbe nipote di un elemento di spicco del clan De Micco, e il minorenne stesso. Il maggiorenne si è consegnato ai carabinieri di Napoli-Poggioreale accompagnato dal suo avvocato; l’altro è stato rintracciato e prelevato dai militari. Nessuna accusa formale è stata ancora letta in aula, ma il quadro che si delinea – tra armi maneggiate con leggerezza e contesti familiari pesanti – restituisce l’idea di un territorio dove la cronaca nera affonda le radici in strutture criminali ben precise.

«Lo sport non è una risposta ingenua»

Luigi Musto, presidente della Commissione Politiche Giovanili e Lavoro, ha scelto di intervenire sulla vicenda con una nota. Senza enfasi retoriche, ha richiamato le parole del cardinale Battaglia pronunciate durante i funerali del giovane Fabio: «Devono essere un monito e rappresentare uno stimolo per tutti noi, istituzioni comprese». Musto ha parlato della necessità di promuovere lo sport come strumento di riqualificazione di alcune aree di Napoli e di integrazione per i ragazzi, senza però cedere a facili entusiasmi: non una ricetta miracolosa, ma un tassello dentro un ragionamento più ampio su legalità e opportunità negate.

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