45 anni senza Rino Gaetano, il “corsaro” che aveva già scritto la sua morte in una canzone
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono le prime ore del 2 giugno 1981 quando, sulla via Nomentana a Roma, la notte smette improvvisamente di essere blu per un uomo che della poesia e del sarcasmo aveva fatto la sua arma più affilata. Rino Gaetano, trent’anni da compiere da lì a pochi mesi e un talento che non aveva ancora finito di stupire, perde il controllo della sua Volvo 343 grigio metallizzato.
L’impatto, violentissimo contro un camion, lo trascina in un coma dal quale non si riprenderà; trasportato dapprima al Policlinico Umberto I, viene trasferito – non senza difficoltà – al Gemelli, dove la morte arriva poche ore dopo, portandosi via uno dei cantautori più originali e irriverenti del panorama italiano. Una fine ingrata, quasi beffarda, che sembra sancire con ferocia quella vena profetica che lo stesso artista aveva espresso dieci anni prima in un cassetto, sotto forma di un pezzo rimasto inedito: La ballata di Renzo.
La profezia inascoltata di “Renzo” e i paradossi della sanità romana
Mentre i fan e la critica si interrogano sulla scomparsa del “corsaro col cilindro” – quello stesso cilindro regalatogli da Renato Zero per l’indimenticabile esibizione sanremese del 1978 – emerge con inquietante precisione il testo di una canzone scritta quando nessuno ancora lo conosceva.
La ballata di Renzo, questo il titolo, racconta la storia di un ragazzo investito, che viene rifiutato da una lunga serie di ospedali romani – il San Camillo, il San Giovanni, il Policlinico – a causa di orari sbagliati o scioperi, per poi morire nell’indifferenza generale.
È un riscontro sinistro, quello tra finzione e realtà, perché quando nella notte del 2 giugno i medici del Policlinico si accorgono di non avere un reparto attrezzato per un trauma cranico grave come quello di Gaetano, parte una corsa disperata che replica quasi punto per punto quanto scritto dal cantautore ancora agli esordi.
L’assenza di un posto, la struttura inadeguata, la fatalità di un sistema che in quella notte d’estate non riesce a salvare un genio: sono dettagli che hanno alimentato per decenni interrogativi giudiziari e addirittura una interrogazione parlamentare.
Il Rino Gaetano Day 2026 tra memoria e iniziative discografiche
A quarantacinque anni esatti da quella notte, e mentre le lancette dell’orologio segnano l’arrivo di un nuovo 2 giugno, l’omaggio a Rino Gaetano assume però anche i contorni di una celebrazione viva e partecipata. Da ieri, e fino al 4 giugno, è disponibile esclusivamente sullo store di Sony Music Italia un vinile molto speciale: un 45 giri dedicato a A mano a mano, brano che molti erroneamente attribuiscono a Gaetano ma che in realtà fu scritto da Riccardo Cocciante e Marco Luberti nel 1978.
La versione incisa dal cantautore calabrese, spiegano le note di copertina, non fu una semplice cover ma una autentica “svestizione” del pezzo originale, tanto da diventare col tempo un simbolo della sua poetica personale; lo stesso Cocciante ha ricordato come Gaetano abbia saputo fare suo il brano, cambiandone la dimensione e facendolo diventare “altro” rispetto all’originale. Nel vinile, acquistabile solo per tre giorni, si trova quindi l’interpretazione di Rino accanto a quella di Cocciante tratta dall’ Istantanea Tour 98.
La lezione inascoltata di un visionario tra “Gianna” e i misteri giudiziari
Parallelamente alla ristampa, il Parco Arena Rino Gaetano a Roma ospita il tradizionale Rino Gaetano Day, organizzato dalla sorella Anna e dal nipote Alessandro. Quest’ultimo, musicista egli stesso e da sempre custode dell’eredità artistica dello zio, è intervenuto nei giorni scorsi per ribadire come l’opera di Rino vada ben oltre la facciata del nonsense che troppo spesso gli è stata affibbiata.
Del resto, analizzando il successo di pezzi come Gianna – terzo classificato a Sanremo nel 1978 – non si può non notare la capacità di Gaetano di mascherare verità scomode (e alcune, forse, troppo esplicite) sotto la patina di una filastrocca popolare.
E se alcune teorie alternative, come quella riportata in un saggio dell’avvocato Bruno Mautone, hanno ipotizzato per la sua morte una pista depistante legata ai servizi segreti e ai poteri economici che il cantautore avrebbe citato nei suoi testi, resta il dato crudo dei fatti: uno schianto, una strada buia, un uomo solo in macchina.
Così come restano le immagini di quei funerali celebrati nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, la stessa dove, appena un mese dopo, avrebbe dovuto sposare la compagna Amelia, a suggellare una tragedia che il tempo non ha mai davvero archiviato.
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