Ocse, lo shock dei prezzi dell’energia frena l’Italia e riduce i benefici sui salari reali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Lo shock dei prezzi dell’energia rischia di vanificare gli aumenti dei salari reali in Italia secondo le prospettive economiche presentate dall’Ocse a Parigi. L’organizzazione prevede per il 2026 una crescita del Pil dello 0,5%, segnalando però che il rincaro degli energetici continuerà a esercitare una pressione significativa sull’economia nazionale. L’aumento dei costi dell’energia, infatti, viene indicato come uno dei principali fattori in grado di pesare sui consumi delle famiglie, sugli investimenti delle imprese e sulle esportazioni, limitando gli effetti positivi derivanti dal recupero del potere d’acquisto.
Secondo l’analisi dell’Ocse, l’Italia risulta particolarmente esposta all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Questa vulnerabilità deriva dalla rilevante quota di energia prodotta attraverso combustibili fossili importati e dal peso che la manifattura esportatrice continua ad avere nell’economia nazionale. In questo contesto, eventuali tensioni sui mercati energetici possono tradursi rapidamente in costi più elevati per imprese e famiglie, con effetti che si propagano lungo tutta la filiera produttiva e commerciale.
Crescita rivista al rialzo ma con effetti limitati sull’economia
Le nuove stime dell’Ocse contengono un elemento che appare in contrasto con il quadro di difficoltà delineato dall’organizzazione. Per il 2026, infatti, la crescita del Pil italiano viene rivista al rialzo rispetto alle indicazioni fornite a marzo, passando dallo 0,4% allo 0,5%. Una correzione positiva che arriva nonostante il contesto caratterizzato dalla crisi energetica collegata alla guerra nel Golfo Persico e dalle conseguenze che questa produce sui costi dell’energia.
Lo stesso rapporto evidenzia come l’economia italiana stia mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese iniziali. Tuttavia, il miglioramento delle stime non modifica la valutazione complessiva sui rischi derivanti dall’aumento dei prezzi energetici. L’Ocse sottolinea infatti che la dipendenza dagli idrocarburi e dal gas rende il sistema economico particolarmente sensibile agli shock provenienti dai mercati internazionali, soprattutto in una fase segnata da instabilità geopolitica.
Inflazione in aumento e impatto su famiglie e imprese
Tra gli effetti evidenziati nelle Prospettive economiche figura anche il ritorno di pressioni inflazionistiche legate all’incremento dei costi dell’energia. L’organizzazione prevede che l’aumento degli energetici contribuisca a una crescita dell’inflazione, con ripercussioni dirette sul bilancio delle famiglie e sulla competitività delle aziende. In questo scenario, gli incrementi dei salari reali rischiano di essere assorbiti dal maggiore costo della vita, riducendo i benefici percepiti dai lavoratori.
L’impatto non riguarda soltanto i consumi. L’Ocse segnala che anche gli investimenti delle imprese e le esportazioni potrebbero risentire del nuovo shock energetico. Costi produttivi più elevati possono infatti limitare la capacità di investimento e incidere sulla competitività dei prodotti italiani sui mercati esteri. A questo si aggiunge il peso sostenuto dalle attività manifatturiere, settore che rappresenta una componente rilevante dell’economia nazionale e che risulta particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi dell’energia.
Nel rapporto viene inoltre evidenziato che neppure il contributo del Pnrr sarebbe sufficiente a compensare completamente gli effetti negativi derivanti dall’aumento dei prezzi energetici. Pur in presenza di una revisione al rialzo della crescita economica prevista per il 2026, l’Ocse mantiene quindi una valutazione prudente sulle prospettive italiane, indicando nell’energia, nell’inflazione e nella situazione internazionale i principali fattori destinati a influenzare l’andamento dell’economia nei prossimi mesi.




