David di Donatello 2026, il sorpasso di Napoli e il record di Sossai tra le cinquine dei candidati
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono state ufficializzate le nomination della 71esima edizione dei David di Donatello, e a guardare il quadro complessivo delle candidature – svelate nel corso della tradizionale conferenza stampa tenutasi al Teatro 18 di Cinecittà – emerge immediatamente il peso specifico del cinema napoletano in questa annata. Mai come quest’anno, infatti, la città partenopea fa incetta di nomination: un fenomeno che vede in prima fila Paolo Sorrentino con “La Grazia”, pellicola capace di totalizzare 14 candidature, e Mario Martone con “Fuori”, il film dedicato alla figura della scrittrice Goliarda Sapienza, che ne conquista 8. Un risultato, quest’ultimo, che vale la doppietta anche per Pietro Marcello, altro regista di origini napoletane, il cui “Duse” si ferma allo stesso numero di nomination del Martone, ovvero 8.
L’effetto Sossai e la sorpresa del film “Le città di pianura”
A dominare la classifica dei titoli più votati, tuttavia, non sono i nomi altisonanti del cinema italiano affermato ma un esordiente d’eccezione: Francesco Sossai. Il suo “Le città di pianura”, lungometraggio d’esordio che ha già rappresentato un piccolo caso critico nella stagione cinematografica appena trascorsa, guida la pattuglia dei candidati con ben 16 nomination, imponendosi come il titolo con il maggior numero di presenze nelle cinquine finali. Il film, che racconta la notte etilica di un gruppo di outsider del Veneto interpretati da Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano (entrambi in corsa per il David come miglior attore protagonista), si posiziona davanti a “La Grazia” (14) e al drammatico “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini, che segue a ruota con 13 candidature.
L’analisi dei numeri svela una geografia artistica varia: chiudono il gruppone dei titoli più nominati “La città proibita” di Gabriele Mainetti, “Duse” e “Fuori” con 8 ciascuno, mentre “Primavera” di Damiano Michieletto si ferma a 7. La cerimonia di premiazione, che assegnerà i riconoscimenti, è fissata per il prossimo 6 maggio: l’appuntamento è al Teatro 5 di Cinecittà, con diretta in prima serata su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, sotto la conduzione affidata alla coppia formata da Bianca Balti e Flavio Insinna, che saranno affiancati da ospiti a sorpresa nel corso della serata.
Attrici da record e l’assenza femminile nella regia
La lettura delle liste ufficiali delle nomination rivela un’altra curiosità statistica di questa edizione, riguardante le interpreti. In un anno che ha visto ben tre categorie principali (protagoniste e non protagoniste) diventare sestine – derogando alla tradizionale cinquina – spicca il fenomeno delle “doppiette”. Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi sono le tre attrici che si trovano a correre contemporaneamente su due fronti: la Golino è candidata come protagonista per “Fuori” e come non protagonista per “Breve storia d’amore”; la Bruni Tedeschi gareggia per “Duse” e per “Cinque secondi”; mentre la Ronchi si gioca le sue carte con “Elisa” e “Diva Futura”. Un attestato di stima, se non un vero e proprio record, che certifica la versatilità e il momento d’oro della recitazione femminile italiana.
Tra i candidati al premio principale come miglior film, la sfida si restringe a cinque titoli: oltre al già citato “Le città di pianura” e a “La Grazia”, concorrono infatti “Cinque secondi” di Paolo Virzì, “Le assaggiatrici” di Soldini e “Fuori” di Martone. Sul fronte della regia, la cinquina vede confrontarsi Martone, Mainetti, Sorrentino, Soldini e Sossai; in questa categoria, a differenza di quanto accade per le interpreti, non figura alcuna regista donna tra i nominati. Le nomination complete, che spaziano dalle categorie tecniche (fotografia, montaggio, scenografia) alla musica, con brani in gara di Brunori Sas e Levante, delineano quindi il quadro di un cinema italiano che guarda con decisione ai nuovi linguaggi, senza per questo rinunciare alla forza degli autori consolidati.




