L’Inter pianifica la rivoluzione silenziosa: addio a cinque senatori e caccia ai giovani per ringiovanire la rosa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La stagione dell’Inter, nonostante il cammino in campionato la veda saldamente in testa alla classifica con ampi margini di vantaggio sulle inseguitrici, ha subito una battuta d’arresto in Europa che lascerà il segno non tanto a livello economico — e qui bisogna entrare nel merito delle valutazioni tecniche — quanto piuttosto nelle scelte strategiche che la dirigenza guidata da Beppe Marotta e Piero Ausilio si appresta a compiere nelle prossime settimane. L’eliminazione ai playoff di Champions League per mano dei norvegesi del Bodo/Glimt, maturata dopo una doppia sconfitta che ha evidenziato limiti strutturali e forse anche un certo appagamento mentale, ha infatti accelerato un processo di rifondazione che la proprietà americana di Oaktree aveva già in mente da tempo, ovvero quello di abbassare drasticamente l’età media di un gruppo che, per quanto vincente, cominciava a mostrare qualche segno di cedimento proprio nei momenti cruciali della stagione -5-9.

La filosofia impressa dal fondo californiano, va detto, non ammette deroghe e punta a costruire un nucleo di giocatori futuribili, possibilmente under 24, sui quali investire in ottica di plusvalenza o, comunque, di lungo periodo. Non si tratta, come qualcuno potrebbe frettolosamente etichettare, di una rivoluzione traumatica, ma piuttosto di una profonda ristrutturazione che, partendo dalle cessioni e dagli addii a parametro zero, libererà risorse consistenti per il calciomercato in entrata. A partire dal reparto arretrato, dove almeno tre elementi cardine della gestione precedente saluteranno alla naturale scadenza del contratto: Francesco Acerbi, Stefan de Vrij e Matteo Darmian, tutti in scadenza a giugno, non riceveranno infatti alcuna proposta di rinnovo, aprendo così una voragine in termini di esperienza ma anche, e soprattutto, in termini di monte ingaggi -1-4. Ai partenti va aggiunto anche Yann Sommer, il portiere svizzero che dopo tre stagioni lascerà Milano per fare spazio a un nuovo estremo difensore — e in tal senso i nomi di Guglielmo Vicario e Mile Svilar circolano con insistenza negli ambienti vicini alla società — mentre per quanto riguarda la mediana, sarà Henrikh Mkhitaryan a fare le valigie, concludendo così la sua avventura italiana dopo aver raggiunto i fatidici 36 anni -1-3-4.

A centrocampo, però, le sorprese potrebbero non esaurirsi qui. Hakan Calhanoglu, il turco che rappresenta il metronomo della manovra nerazzurra e il cui contratto scadrà tra un anno, è finito nel mirino del Galatasaray, e non è da escludere che una sua eventuale partenza — qualora arrivasse un’offerta congrua — possa generare una plusvalenza significativa da reinvestire immediatamente su profili più giovani e dinamici -1-2. Discorso analogo, seppur con sfumature diverse, per Marcus Thuram: l’attaccante francese, arrivato a parametro zero due estati fa, ha dimostrato in queste stagioni di essere un elemento fondamentale, ma la dirigenza valuta con attenzione l’ipotesi di sacrificarlo proprio per realizzare una ricca plusvalenza che permetterebbe di finanziare più operazioni in entrata, anche perché alle spalle di Lautaro Martinez — e qui il capitano resta saldamente al suo posto, considerato incedibile — si stanno facendo largo giovani come Pio Esposito e Bonny, già promossi dall’allenatore Cristian Chivu -1-2-3.

L’aspetto finanziario, in questa complessa operazione di ringiovanimento, gioca un ruolo decisamente centrale. Secondo le analisi condotte da esperti del settore, la sola liberazione dei cinque giocatori in scadenza — Sommer, Acerbi, de Vrij, Darmian e Mkhitaryan — produrrà un risparmio complessivo, tra stipendi lordi e ammortamenti, di circa 25 milioni di euro -4-8. Una cifra che, per quanto significativa, rappresenta soltanto il punto di partenza per costruire la nuova Inter. Quei 25 milioni, infatti, potrebbero essere sufficienti per acquistare due giocatori con cartellini da 30 milioni ciascuno — magari giovani di belle speranze — oppure per imbastire operazioni a parametro zero con ingaggi importanti, come già visto nelle passate sessioni di mercato. E non va dimenticato che la campagna acquisti dello scorso anno, quella che portò in dote Bonny, Diouf, Luis Henrique e Sucic per un esborso complessivo di circa 80 milioni di cartellini, ebbe un impatto a bilancio di soli 30 milioni, dimostrando come la sostenibilità economica possa essere mantenuta anche con investimenti importanti, a patto di diluirli nel tempo attraverso ammortamenti pluriennali -4-8.

In difesa, accanto ai partenti, resteranno saldamente al loro posto Alessandro Bastoni e il tedesco Bisseck, mentre per il centrale svizzero Manuel Akanji — arrivato in prestito dal Manchester City con diritto di riscatto fissato a 15 milioni — la società ha già deciso di esercitare l’opzione, indipendentemente dal raggiungimento delle condizioni che avrebbero trasformato il prestito in obbligo, segno evidente della fiducia riposta in un giocatore che, al netto di qualche errore sporadico, ha dimostrato di essere all’altezza del prestigioso club milanese -1-6.

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