Anna Razzi, l'étoile che incantò Milano e Napoli, è morta a 85 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è spenta serenamente a Milano, la città che aveva eletto a casa pur essendo nata a Roma, il 18 febbraio, all’età di 85 anni, Anna Razzi. La danza italiana perde una delle sue interpreti più autorevoli, una donna che ha attraversato da protagonista assoluta cinquant’anni di storia del balletto, lasciando un’impronta indelebile prima sulle tavole del Teatro alla Scala e poi, in veste di direttrice e formatrice, tra le aule della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Il suo nome, per chi ama la danza, è legato a un’epoca d’oro, quella degli anni Settanta e Ottanta, in cui divideva la scena con colleghe del calibro di Carla Fracci e Luciana Savignano, ritagliandosi uno spazio unico grazie a un temperamento drammatico che non era solo frutto di tecnica, ma anche degli studi di recitazione compiuti all’Accademia dei Filodrammatici, dove aveva esordito giovanissima come Miranda ne La tempesta con Gianni Santuccio.
Fu alla Scala, dove entrò nel 1963 come solista, che Anna Razzi costruì la parte più luminosa della sua carriera, scalando i gradini che l’avrebbero portata al rango di étoile nel 1978. Interpretò un repertorio vastissimo, spaziando dai grandi ruoli classici di Giselle, Il lago dei cigni (ne vestì i panni di Odette e Odile), La bella addormentata e Coppélia, fino alle incursioni nel Novecento con Petruška e Apollon musagète di Balanchine. Ma l’immagine che resta scolpita nella memoria collettiva, quella che il pubblico e la critica non hanno dimenticato, è la sua Signorina Giulia nella coreografia di Birgit Cullberg: una interpretazione, quella del 1980, in cui, con capelli rosso fuoco e punte d’acciaio, dava vita a un duello teatrale e fisico con un Nureyev selvaggio, trasformato in uno stalliere ossessionato dalla padrona. Di quella partnership con il celebre ballerino, che replicò in Giselle al Metropolitan di New York nel 1981, Razzi era orgogliosa come di una medaglia, e le lodi del New York Times per quella sua Giselle le valsero la definitiva consacrazione internazionale.
Il lungo magistero napoletano tra rigore e innovazione
Se Milano era stata il palcoscenico della sua gloria di danzatrice, Napoli rappresentò la seconda, feconda, fase della sua vita artistica. Dal 1990, Anna Razzi assunse la direzione della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, un’istituzione che in venticinque anni di guida, fino al 2015, trasformò profondamente, ricostruendola praticamente da zero. Quando arrivò, ereditò una realtà di soli diciannove allievi, senza una tradizione didattica consolidata; lei, con il rigore che tutti le riconoscevano e una dedizione che rasentava l’abnegazione, gettò le basi per farne un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, ampliando l’offerta formativa con materie complementari e allestendo spettacoli che portavano il nome della scuola in giro per il mondo. Nel 2006 le fu affidata anche la direzione del di Ballo del Massimo partenopeo, carica che mantenne fino al 2009, e per il quale curò, tra le altre cose, una nuova edizione di Giselle che vide come protagonisti Roberto Bolle e Alicia Amatriain.
Un’eredità artistica tra Milano e Napoli
La notizia della sua scomparsa ha suscitato immediato cordoglio nei due teatri che ne hanno segnato la vita. Il Teatro alla Scala, attraverso la voce del direttore del di Ballo Frédéric Olivieri, ne ha ricordato la splendente carriera, costellata di ruoli che spaziavano da Romeo e Giulietta fino ai balletti di Cullberg e Balanchine, sottolineando come Razzi sia parte integrante della storia e della tradizione scaligera. Di tenore analogo la nota diffusa dal Teatro San Carlo, che ne ha voluto sottolineare la figura di grande rigore, la sensibilità artistica e la straordinaria dedizione, qualità che le hanno permesso di segnare una stagione fondamentale per la danza italiana, contribuendo con competenza alla crescita di generazioni di danzatori e alla valorizzazione dell’intero repertorio coreutico. Dopo aver lasciato la direzione, il San Carlo la nominò presidente onoraria, un riconoscimento al lavoro svolto per costruire una scuola professionale e viva, capace di coniugare tradizione e innovazione.
Dagli esordi in prosa alle tournée internazionali
Prima di approdare alla Scala, la formazione di Anna Razzi era iniziata alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, sotto la guida di Teresa Battaggi, per poi perfezionarsi all’estero. Ma fu il suo trasferimento a Milano e l’incontro con la prosa a forgiare quella cifra espressiva che la rese unica. Il debutto come attrice le diede quella consapevolezza drammatica che trasfuse poi in ogni suo personaggio danzato, rendendola interprete ideale per coreografi come Roland Petit, che plasmò su di lei The Marriage of Heaven and Hell, o Amedeo Amodio. La sua carriera non conobbe confini: danzò nei maggiori teatri internazionali, da New York a Rio de Janeiro, da Mosca a Parigi, spesso accanto a partner del calibro di Paolo Bortoluzzi, Fernando Bujones e Peter Schaufuss, portando sempre con sé quella miscela di energia e classe che era il suo marchio di fabbrica. Il suo cuore, però, era rimasto a Milano, dove ha scelto di trascorrere gli ultimi anni, lontana dalle scene ma non dal ricordo di una vita spesa per l’arte.




