Mia Martini, trent’anni senza la voce che incantò l’Italia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Sono Mimì, sono di Bagnara Calabra, abbiamo un sole noi che ci fa le radiografie appena nati». Così si raccontava Mia Martini al giornalista Gabriele Bojano, poco prima della morte, avvenuta il 12 maggio 1995. Una scomparsa improvvisa, a soli 47 anni, che lasciò un vuoto nella musica italiana. Quella di Mimì Bertè – nome d’arte scelto su suggerimento del fratello maggiore, il cantautore Loredano Bertè – era una voce capace di emozionare, graffiare, raccontare storie con un’intensità rara.

Nata a Bagnara Calabra nel 1947, cresciuta tra le Marche e la Lombardia, Mia Martini esordì negli anni Settanta con Il mondo è qui, ma fu con Minuetto (1973) e Donna sola (1974) che conquistò il pubblico. Vinse due edizioni consecutive del Festivalbar, nel ’72 e ’73, dimostrando un talento che andava oltre le mode. La sua interpretazione di Libera, all’Eurovision del 1977, rimane una delle performance più iconiche della manifestazione, nonostante il controverso risultato.

Gli anni Ottanta furono segnati da un allontanamento dalle scene, durante il quale Martini affrontò battaglie personali e professionali. Ma il decennio successivo la vide tornare con rinnovata energia: La mia razza (1989) e Martini Mia (1991) testimoniano una maturità artistica che pochi potevano eguagliare. Proprio in quel periodo, stava lavorando a progetti mai realizzati: un disco con Pino Daniele, un omaggio a Billie Holiday, un album dedicato alla luna.

La sua morte, avvenuta per un malore nella casa di Cardano al Campo, interruppe bruscamente quel percorso. Le indagini confermarono che fu un infarto a portarsela via, mentre tentava di raggiungere il telefono per chiedere aiuto. Un epilogo amaro per una donna che aveva sempre cercato, nelle sue canzoni, una verità cruda e senza filtri.

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