Trent’anni senza Mia Martini, la voce che squarciava l’anima
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ogni volta che saliva sul palco, sembrava consegnare al pubblico un pezzo della sua vita. Mia Martini, il cui vero nome era Domenica Bertè, aveva una voce che non si limitava a cantare: scavava, lacerava, rivelava. A trent’anni dalla sua morte, avvenuta il 12 maggio 1995, quella stessa voce continua a risuonare con la stessa intensità di allora, mentre il mondo della musica si interroga su quanto sia mancata – e quanto manchi ancora – un’artista capace di trasformare il dolore in bellezza.
Nata nel 1947 a Bagnara Calabra, Mia Martini ha attraversato la scena musicale italiana con una carriera costellata di successi ma anche di incomprensioni. Le sue canzoni, da "Minuetto" a "Almeno tu nell’universo", erano ritratti di un’anima fragile e al tempo stesso potentissima, capace di emozionare chiunque l’ascoltasse. Eppure, dietro quell’immagine pubblica si nascondeva una donna tormentata, vittima di dicerie infondate che ne offuscarono la reputazione. Mina, che di voci se ne intende, la definì senza esitazione "la più grande che abbiamo in Italia", ma il riconoscimento non bastò a proteggerla dalle malignità.
Biagio Antonacci, in un post su Instagram, ha ricordato un incontro avvenuto nel 1991, quando Mia Martini lo chiamò per chiedergli un brano. "Mi disse che le sarebbe piaciuto avere una mia canzone per il suo prossimo disco", ha scritto il cantautore, condividendo una foto che li ritrae insieme. Un gesto semplice, ma che rivela quanto fosse rispettata dai colleghi, nonostante le ostilità che spesso la circondavano.




