Braccio paralizzato dopo Pfizer, il giudice condanna il ministero all’assegno vitalizio
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Redazione Salute
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Il tribunale di Agrigento, con una decisione che incardina un principio ormai consolidato in materia di responsabilità statale per i danni conseguenti alla campagna vaccinale anti-Covid, ha condannato il ministero della Salute a corrispondere un assegno bimestrale a vita a un uomo di cinquantacinque anni, residente nel agrigentino, rimasto con un braccio quasi completamente paralizzato dopo la somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer-BioNTech. La vicenda, che affonda le sue radici nel marzo del 2021, quando l’uomo, seguendo le indicazioni dell’epoca, si sottopose al ciclo vaccinale completo, ha visto il giudice del Lavoro Pietro Mastrorilli accogliere le ragioni del ricorrente, assistito dall’avvocato Angelo Farruggia, riconoscendo la piena sussistenza del nesso di causalità tra la profilassi e la grave menomazione riportata.
A circa tre mesi di distanza dall’iniezione, il cinquantottenne – questa l’età anagrafica oggi, leggermente diversa da quella al momento della vaccinazione – iniziò a manifestare dolori lancinanti al braccio sinistro, cui fece seguito una diagnosi di amiotrofia nevralgica, meglio nota come sindrome di Parsonage-Turner, una patologia neurologica rara e invalidante che ha di fatto reso inutilizzabile l’arto superiore. La gravità del quadro clinico, del resto, era stata talmente evidente che la stessa commissione medica dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, dopo aver prontamente segnalato il caso all’Agenzia italiana del farmaco per sospetta reazione avversa, aveva ufficialmente dispensato il paziente dal ricevere la terza dose di richiamo, ritenendo il rischio di ulteriori complicazioni non accettabile.
Nonostante questo chiaro riconoscimento in sede sanitaria, l’iter per ottenere l’indennizzo previsto dalla legge numero 210 del 1992 – quella che tutela i cittadini colpiti da danni irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie o, come nel caso di quella anti-Covid, caldamente raccomandate dalle autorità – si è rivelato tutt’altro che agevole. Il dicastero di corso Vittorio Emanuele, infatti, in un primo momento aveva opposto un netto rifiuto alla richiesta di risarcimento, sostenendo – secondo quanto ricostruito dal legale – la mancanza di qualsiasi prova scientifica circa un legame diretto tra la somministrazione del siero a mRna e l’insorgenza della sindrome neurologica. Un atteggiamento, quello del ministero, che l’avvocato Farruggia non ha esitato a definire ostruzionistico, basato su un utilizzo acritico e non aggiornato dei rapporti dell’Aifa, negando sistematicamente – a suo dire – il diritto al ristoro economico per evitare di stanziare le relative coperture finanziarie.
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