Guerra in Ucraina, otto vittime in un weekend di attacchi incrociati e l’incontro di Zelensky a Yerevan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È un bilancio di almeno otto morti quello che accompagna l’ennesimo fine settimana di violenza lungo la linea del fronte, un numero destinato a crescere – come spesso accade in queste fasi convulse del conflitto – man mano che emergono i dettagli dai territori colpiti. Le forze di Kiev, in una serie di operazioni condotte su due direttrici distinte, hanno rivendicato l’attacco contro tre petroliere russe appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra”, un bersaglio particolarmente sensibile visto che si tratta di un sistema utilizzato da Mosca per eludere le sanzioni internazionali sul mercato energetico. Tra gli obiettivi centrati, spicca una nave equipaggiata con missili da crociera, colpita mentre si trovava nel porto di Primorsk, situato nella regione di San Pietroburgo, mentre le restanti due imbarcazioni sono state raggiunte al largo nel Mar Nero. Dall’altra parte della medaglia, le incursioni russe hanno provocato una scia di sangue che si estende dalla città di Belgorod – dove si contano due vittime accertate – fino alle periferie della capitale, dove un attacco ha causato un morto nei dintorni di Mosca. Un’eco particolarmente drammatica arriva infine dall’Ucraina meridionale occupata, dove un raid ha stroncato la vita di un adolescente.

Mosca colpisce un insediamento nella regione di Kharkiv

L’offensiva russa non si è fermata ai raid notturni con droni, dei quali – va detto – Mosca ha denunciato il lancio di centinaia di velivoli senza pilota verso il proprio territorio, aggiungendo un ulteriore tassello di escalation tecnologica a questo conflitto. L’episodio più grave avvenuto durante queste quarantotto ore di fuoco incrociato si è consumato nella regione di Kharkiv, in particolare nell’insediamento di Merefa. Un attacco missilistico delle forze armate russe ha fatto crollare il numero di vittime tra i civili, uccidendo quattro persone e lasciandone ferite altre sedici, come riferito dalle autorità locali che continuano a monitorare la situazione sul posto tra le macerie di edifici residenziali, un distributore di carburante e alcune attività commerciali.

Vertice a Yerevan tra i leader europei, Carney e il presidente ucraino

Mentre la cronaca dei bombardamenti segnava il passo della guerra sul terreno, la diplomazia cercava un suo spazio a margine del vertice della Comunità politica europea, ospitato nella capitale armena Yerevan. È stata una riunione itinerante, quella che ha visto la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky insieme ai leader di alcune delle nazioni chiave del Vecchio Continente: tra loro Emmanuel Macron, Keir Starmer, Giorgia Meloni e il premier canadese Mark Carney. Un’attenzione particolare è stata dedicata alla presenza di quest’ultimo, un segnale di allargamento geografico della piattaforma che suggerisce una cooperazione transatlantica estesa anche ai Paesi del Commonwealth. Al tavolo, allestito in quello che è un ex stato satellite dell’Unione Sovietica, si sono seduti anche la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte, a testimonianza di come il dossier ucraino continui a rappresentare il tema caldo dell’agenda internazionale nonostante i mesi di stallo militare.

L’estate come spartiacque e l’analisi di Zelensky sulla debolezza di Putin

Nel suo intervento pubblico durante i lavori del vertice, il leader di Kyiv ha tracciato una linea del tempo precisa per i possibili sviluppi diplomatici di questo stallo, indicando nell’estate ormai imminente un punto di svolta cruciale: sarà in quel periodo, secondo Zelensky, che il presidente russo Vladimir Putin si troverà costretto a scegliere se proseguire la guerra oppure aprire un canale diplomatico. Una prospettiva, quella del negoziato, che secondo il presidente ucraino va favorita con decisione, spingendo Mosca verso un tavolo di trattative. A suffragare questa tesi di una finestra di opportunità aperta, Zelensky ha portato un argomento tanto simbolico quanto sostanziale, riferendosi alla preparazione della parata del 9 maggio a Mosca: l’annuncio che quest’anno la sfilata si terrà senza l’esposizione dell’equipaggiamento militare pesante è stato letto come un segnale inequivocabile delle difficoltà logistiche e operative in cui versa l’esercito russo. “Non possono permettersi l’equipaggiamento”, ha spiegato Zelensky, sottolineando come il timore che i droni possano sorvolare la Piazza Rossa abbia costretto i vertici militari a ridimensionare drasticamente la celebrazione, una scelta che racconta di una potenza messa in difficoltà.

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