Nuova ondata di attacchi russi in Ucraina: oltre 500 missili e droni, Zelensky avverte «Mosca non si fermerà»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, la Russia ha scatenato uno degli attacchi più massicci dall’inizio dell’invasione, colpendo l’Ucraina con un’ondata senza precedenti di droni e missili. Secondo quanto riportato dall’Aeronautica Militare ucraina, i mezzi d’attacco lanciati da Mosca sono stati 537, un numero che supera di gran lunga i raid precedenti. Tra questi, 477 erano droni Shahed, mentre il resto includeva missili balistici Iskander, Kh-47M2 Kinzhal, Kalibr e S-300, oltre a quelli da crociera Kh-101.

Le difese ucraine, come riferito su Telegram dalle autorità di Kiev, sono riuscite a intercettare una parte significativa degli ordigni: 211 droni e 33 missili da crociera sono stati abbattuti, mentre altri 225 droni e un missile sono «scomparsi dai radar», lasciando aperta la possibilità che alcuni abbiano raggiunto gli obiettivi. L’attacco, definito «combinato e su larga scala», ha coinvolto anche bombardieri strategici Tu-95MS e caccia MiG-31K, segnando un’escalation nella tattica russa di logoramento.

Le sirene antiaeree hanno risuonato in diverse regioni, comprese quelle occidentali, tradizionalmente meno esposte agli assalti. A Leopoli, come confermato da fonti locali, sono stati registrati danni in un’area industriale, anche se al momento non si hanno notizie di vittime. La Polonia, intanto, ha fatto decollare i propri jet militari per monitorare lo spazio aereo al confine, un gesto che riflette la crescente tensione nell’area.

Il presidente Volodymyr Zelensky, in un messaggio diffuso nelle prime ore del mattino, ha sottolineato che «Mosca non si fermerà da sola», ribadendo la necessità di un maggiore sostegno militare da parte degli alleati. L’attacco, che arriva in un momento di stallo sul fronte terrestre, sembra puntare a indebolire le infrastrutture energetiche e logistiche dell’Ucraina, già provate da mesi di bombardamenti.

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