Firenze, il cubo nero all'ex Comunale e il rischio Unesco secondo Pagliai
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Redazione Interno
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Carlo Pagliai, architetto e urbanista empolese, non ha usato mezzi termini per definire la spinosa vicenda del cosiddetto “cubo nero” sorto a Firenze nell’area dell’ex Teatro Comunale, in Corso Italia. In uno dei suoi video, seguiti da un vasto pubblico sul noto canale Youtube, l’esperto ha esordito affermando che si tratta di “una questione che somiglia a una bega condominiale”, una dichiarazione che coglie nel segno la natura contorta e apparentemente banale della disputa. La struttura, il cui aspetto brunito e moderno stride platealmente con il tradizionale skyline fiorentino, continua infatti a far discutere, al punto da aver attirato l’attenzione della stampa internazionale e di aver spinto la Procura ad aprire un’inchiesta, peraltro ancora priva di indagati e di precise ipotesi di reato, per verificare la possibile violazione di norme urbanistiche.
La criticità principale, come sottolineato da più parti, risiede nella collocazione dell’opera, la quale si trova in un’area che rientra – seppur per un soffio – nel sito patrimonio mondiale Unesco. Secondo le procedure vigenti, qualsiasi modifica infrastrutturale che possa avere un impatto sul Valore Universale Straordinario (OUV) di un luogo protetto dovrebbe essere preventivamente sottoposta all’Organizzazione per una valutazione. Un passaggio che, stando alle ricostruzioni, non sarebbe mai avvenuto, lasciando l’Unesco all’oscuro di un intervento che molti considerano uno scempio visivo.
Proprio questa omissione, peraltro, ha innescato il timore di una potenziale uscita di Firenze dalla prestigiosa lista, un rischio concretamente paventato da testate autorevoli come il ‘Times’. Il giornale britannico ha esplicitamente riportato come la controversia potrebbe minacciare lo status conquistato dalla città nel 1982, trasformando una questione urbanistica locale in un caso di imbarazzo internazionale. La mancata presentazione di un dossier esplicativo, quindi, appare come una grave mancanza che espone il capoluogo toscano a conseguenze impreviste.




