Cecilia Sala detenuta in Iran, la notte di fine anno nel carcere di Evin
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Redazione Interno
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Cecilia Sala, giornalista italiana, si trova dal 19 dicembre in isolamento nel carcere di Evin, a Teheran, noto simbolo della repressione politica in Iran. Costruito nel 1972 durante il regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, Evin fu inizialmente concepito come struttura per la detenzione di prigionieri politici. Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, il carcere è diventato il principale centro di incarcerazione per dissidenti, giornalisti, attivisti e membri di minoranze etniche e religiose.
Sala ha trascorso la notte di fine anno in carcere, ricevendo in dono quattro libri, una tavoletta di cioccolato, un panettone e un paio di sigarette. Ha avuto la possibilità di effettuare tre telefonate: una alla madre, una al compagno, il giornalista del Post Daniele Raineri, e una all'ambasciatrice Paola Amadei. Durante il colloquio con l'ambasciatrice, Sala ha potuto esprimere le sue preoccupazioni e ricevere aggiornamenti sulla situazione.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha citato Cecilia Sala nel suo decimo discorso di fine anno, esprimendo l'angoscia di tutti per la sua detenzione e ricordando il valore della libera informazione. Mattarella ha elogiato i giornalisti che rischiano la vita per documentare le guerre e le crisi in tutto il mondo, sottolineando l'importanza del loro lavoro.
La detenzione di Sala ha suscitato una vasta mobilitazione in Italia e all'estero. Il suo nome è stato pronunciato nelle piazze di tutta Italia e a Parigi, dove lo street artist ha dedicato un'opera alla giornalista.




