Morto in cantiere durante l'ordinanza anti-caldo: indagati tre datori di lavoro a Brescia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un carpentiere di 40 anni, Maurizio Trenta, ha perso la vita venerdì scorso mentre lavorava sulla copertura di un'abitazione a Trenzano, nella Bassa bresciana, dopo essere stato colto da un improvviso malore che si è rivelato fatale. La Procura di Brescia, sulla base di una prima ricostruzione della dinamica, ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e ha provveduto a iscrivere nel registro degli indagati tre figure apicali legate alla gestione del cantiere: l'amministratore unico dell'impresa che eseguiva i lavori, il responsabile della sicurezza e il preposto di cantiere.

L'elemento al centro delle attenzioni della magistratura, secondo quanto riportato da diverse fonti, riguarda l'orario in cui si è verificato il decesso, ovvero le 15.30 di un pomeriggio caratterizzato da un caldo intenso con temperature che superavano i 30 gradi.

La contestazione dell'ordinanza regionale

La fascia oraria in cui il lavoratore si è accasciato sul tetto, perdendo poi i sensi davanti agli occhi dei colleghi che hanno immediatamente allertato i soccorsi, rientra pienamente in quella in cui l'ordinanza numero 489 della Regione Lombardia, firmata dal presidente Attilio Fontana e in vigore fino al 23 settembre, vieta le attività lavorative all'aperto nei cantieri edili in presenza di determinate condizioni meteo.

Il provvedimento, che si applica in particolare ai giorni in cui la piattaforma Worklimate, gestita da INAIL e CNR, segnala un livello di rischio "alto" per i lavoratori esposti al sole, impone una pausa obbligatoria dalle 12.30 alle 16 per settori come l'edilizia, le cave e l'agricoltura. Per la prima volta in Lombardia, la Procura contesta il mancato rispetto di queste nuove disposizioni, le quali prevedono per i trasgressori l'arresto fino a tre mesi o un'ammenda, senza escludere naturalmente la configurazione di reati più gravi come, in questo caso, l'omicidio colposo.

La dinamica dei soccorsi e i precedenti

L'allarme è scattato intorno alle 15.30, quando il quarantenne si è improvvisamente accasciato e i suoi colleghi hanno chiesto l'intervento dei sanitari. Sul posto è giunta un'ambulanza e, a seguire, anche l'elisoccorso che è atterrato nelle vicinanze del cantiere di via Vittorio Veneto, ma le condizioni dell'uomo si sono rivelate fin da subito critiche. I sanitari hanno avviato le manovre di rianimazione e lo hanno trasportato d'urgenza all'ospedale di Chiari, dove purtroppo il decesso è stato accertato poco dopo il ricovero.

La notizia, anticipata dal Giornale di Brescia, arriva in un contesto drammatico che ha visto, in pochi giorni, altri due decessi accomunati dalla stessa emergenza caldo: una guardia giurata a Bologna e un bracciante agricolo di 19 anni nei campi del Cremonese.

Le indagini e le richieste dei sindacati

L'autopsia, già disposta dalla sostituto procuratrice Marica Brucci, sarà determinante per chiarire con certezza se il malore fatale sia stato direttamente causato dall'esposizione alle temperature estreme, considerato che, stando a quanto riferito dai familiari, la vittima non soffriva di patologie pregresse. L'inchiesta, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di tre persone a vario titolo responsabili della sicurezza nel cantiere, dovrà accertare se vi siano stati elementi di negligenza legati alla mancata applicazione dell'ordinanza regionale.

Di fronte all'ennesima tragedia, le segreterie bresciane di Filca Cisl, Fillea Cgil e FenealUil hanno espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia, sottolineando come il caldo estremo rappresenti ormai un rischio strutturale per chi lavora all'aperto, che necessita di una gestione altrettanto strutturale e non solo emergenziale, chiedendo un confronto territoriale per rafforzare i controlli e la prevenzione nei cantieri.

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