Il vortice Jolina flagella il Sud, poi da mercoledì 18 torna la neve sull'Appennino con un colpo di coda dell'inverno
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Redazione Interno
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Il quadro meteorologico sull’Italia, in questa settimana che precede l’equinozio di primavera, si presenta quantomai variegato e in costante evoluzione, con il paese spaccato in due da condizioni diametralmente opposte. Da un lato, il Nord e gran parte del Centro godono di un netto miglioramento, con cieli che si vanno rasserenando e un ricambio d’aria che regala una ritrovata pulizia atmosferica dopo le perturbazioni dei giorni scorsi; dall’altro, il Mezzogiorno continua a essere nel mirino di un'insidiosa e persistente area di bassa pressione. Questo vortice, che i meteorologi francesi hanno battezzato con il nome di Jolina, dopo aver portato neve record sulle Alpi e forti piogge al Nordovest nello scorso weekend, si è ora trasferito nelle acque del Mediterraneo meridionale, dove staziona con decisione.
L’evoluzione di questo sistema ciclonico, il cui minimo si approfondisce ulteriormente fino a toccare valori prossimi ai 990 ettopascal, è destinata a condizionare il meteo delle regioni meridionali per l’intera prima parte della settimana. Nella giornata di oggi, lunedì 16 marzo, e in quella di domani, martedì 17, il cuore della depressione, dopo aver vagato tra il basso Tirreno e lo Ionio, si sposterà lentamente verso il Mar Libico, ma la sua influenza resterà preponderante. Sono soprattutto i versanti ionici di Calabria e Sicilia, insieme alla Basilicata, a dover fare i conti con piogge torrenziali e persistenti: gli accumuli pluviometrici, in alcune aree, rischiano di superare localmente i 200 millimetri, con il conseguente elevato rischio di criticità idrogeologiche e allagamenti. A ciò si aggiunge un'intensificazione della ventilazione, con venti che soffieranno con raffiche di burrasca dai quadranti orientali, sollevando un forte moto ondoso lungo le coste esposte.
Il ritorno della neve e il generale calo termico in Appennino
Se le prime due giornate della settimana saranno caratterizzate principalmente da piogge abbondanti e vento forte, a partire da mercoledì 18 marzo si assisterà a una nuova e significativa svolta. Un impulso di aria decisamente più fredda, di chiara origine continentale e in discesa dai Balcani, raggiungerà l'Italia andando a interagire con il vortice ciclonico preesistente. Questa dinamica determinerà un generale e sensibile calo delle temperature, che si porteranno su valori inferiori alla media del periodo anche di 4-5 gradi, e creerà le condizioni per il ritorno della neve sull'Appennino centro-meridionale. Le precipitazioni, che interesseranno in particolare le regioni adriatiche come le Marche, l'Abruzzo e il Molise, assumeranno carattere nevoso a quote in progressivo calo: entro la giornata di mercoledì, i fiocchi bianchi potranno scendere fin sotto i mille metri, imbiancando i rilievi e regalando un paesaggio tipicamente invernale a ridosso dell'equinozio. L'effetto di stau generato dai venti da est potrebbe inoltre portare qualche isolata e modesta spruzzata di neve anche sulle Alpi piemontesi occidentali, un fenomeno, questo, legato alla particolare orografia del territorio.
Il contesto europeo e la persistenza dell'instabilità
Questa fase di maltempo tardivo si inserisce in un più ampio contesto a scala continentale, dove una configurazione di blocco atmosferico sta di fatto sbarrarando la strada alle miti correnti atlantiche. Un vasto e robusto promontorio anticiclonico, con i suoi massimi di pressione posizionati sulla Bielorussia e la Scandinavia, funge da barriera, convogliando verso il Mediterraneo centrali flussi freddi e instabili provenienti dall'Europa orientale. L'Italia, in questo scenario, viene a trovarsi in una zona di cerniera, esposta a questi impulsi orientali che non accennano a esaurirsi. Nei giorni successivi, in particolare nel penultimo weekend di marzo, la stessa configurazione potrebbe favorire ulteriori afflussi di aria fredda, mantenendo il tempo perturbato soprattutto al Sud e lungo il versante adriatico, mentre il Nord, più protetto dalla presenza dell'alta pressione, potrebbe continuare a godere di condizioni più stabili e soleggiate, seppur con temperature notturne e mattutine piuttosto fresche.
L'eredità del ciclone Jolina: piogge record al Sud
L'impatto del ciclone Jolina sulle regioni meridionali è già stato, in queste ore, di rara intensità. La Calabria, in particolare, sta affrontando una fase di maltempo eccezionale per quantità di pioggia caduta: si registrano accumuli che hanno superato i 200 millimetri in diverse località dell'area aspromontana e della Sila, con punte di 201 millimetri a Santa Cristina d'Aspromonte e 164 a Pagliarelle. Numeri che da soli raccontano la violenza delle precipitazioni che hanno flagellato il territorio, causando la piena di torrenti e fiumi e mettendo a dura prova un territorio già di per sé fragile. Anche la Sicilia orientale, in particolare l'area jonica del catanese e i monti Peloritani, ha visto accumuli pluviometrici a tre cifre, con oltre 120 millimetri registrati in alcune stazioni. In questo scenario, le autorità locali sono state costrette a emettere ordinanze di chiusura delle scuole in numerosi comuni, un provvedimento che, viste le previsioni, potrebbe essere confermato anche per la giornata di martedì in molte delle aree più colpite.




