Caso Salis, la Corte d'appello di Budapest riduce le pene per Maja T. e Marchesi: Gino Abazaj verso l'estradizione in Germania
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La Corte d'appello di Budapest ha emesso mercoledì le sentenze definitive nel procedimento noto come caso Salis, riducendo di un anno le condanne per due degli imputati coinvolti negli scontri avvenuti nella capitale ungherese durante il cosiddetto Giorno dell'Onore del febbraio 2023. La pena per l'attivista tedesca Maja T., persona non binaria di 25 anni, è scesa da otto a sette anni di carcere, mentre quella per l'italiano Gabriele Marchesi è stata fissata a sei anni, con processo in contumacia.
La riqualificazione del ruolo di Maja T.
Il collegio giudicante ha motivato la riduzione della pena per l'attivista tedesca riqualificando il suo ruolo da coautore a complice nell'ambito delle aggressioni contestate, escludendo inoltre la sua appartenenza a un'organizzazione criminale. La decisione è definitiva e non più impugnabile. La procura ungherese aveva invece richiesto un inasprimento della pena portandola a oltre tredici anni, con condizioni di detenzione più severe, mentre la difesa puntava all'assoluzione.
Il caso Marchesi e la posizione dell'Italia
Per quanto riguarda Gabriele Marchesi, la giustizia italiana ha già negato in passato la sua consegna all'Ungheria, con la Corte d'appello di Milano che nel marzo 2024 aveva respinto la richiesta sulla base dei rischi connessi alle condizioni delle carceri ungheresi.
L'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis, coinvolta nella stessa vicenda processuale, ha commentato le sentenze definendole "assolutamente sproporzionate rispetto ai fatti contestati", pronunciate al termine di un procedimento che ha presentato "gravissime criticità sul piano delle garanzie processuali e della valutazione delle prove".
L'estradizione di Gino Abazaj
Sul fronte francese, la Corte di cassazione di Parigi ha respinto il ricorso presentato da Rexhino "Gino" Abazaj, attivista italo-albanese accusato nell'ambito dello stesso filone investigativo, aprendo la strada alla sua estradizione verso la Germania. L'uomo era stato accusato dalle autorità ungheresi di violenze contro neonazisti durante il Giorno dell'Onore, con una richiesta di pena fino a ventiquattro anni, mentre in Germania rischia fino a dieci anni di reclusione.
Le tappe giudiziarie precedenti
Maja T. era stata estradata dalla Germania all'Ungheria nel giugno 2024, nonostante una decisione della Corte costituzionale tedesca arrivata troppo tardi per bloccare il trasferimento avesse stabilito che, in quanto persona non binaria, rischiava trattamenti discriminatori nel Paese di destinazione. Nel febbraio 2026 era arrivata la condanna in primo grado a otto anni, seguita da uno sciopero della fame di quaranta giorni per protestare contro le condizioni detentive.
Il caso complessivo aveva visto il coinvolgimento di una ventina di attivisti europei, con procedimenti aperti anche in Germania dove una persona era stata condannata a cinque anni.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
