Condannata a otto anni a Budapest l'attivista tedesca Maja T.
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Redazione Esteri
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Un tribunale di Budapest ha condannato a otto anni di reclusione la cittadina tedesca Maja T., venticinquenne il cui caso è stato più volte paragonato, per dinamiche e contesto, a quello dell’italiana Ilaria Salis. La sentenza, emessa in un’udienza lampo della durata di appena trenta minuti, ha suscitato immediate e vivaci proteste in aula da parte dei sostenitori dell’imputata, i quali hanno contestato con forza una decisione giudicata iniqua e prevedibile. La giovane attivista, che ha sempre respinto le accuse, annuncerà ricorso in appello contro una condanna che si inserisce in un procedimento giudiziario più ampio, il quale ha visto coinvolti anche altri militanti di area antifascista.
I fatti contestati nel giorno dell'Onore
L’impianto accusatorio ruota attorno a presunti episodi di violenza, qualificati come pestaggi, verificatisi l’11 febbraio del 2023 a Budapest, in occasione del cosiddetto "Giorno dell’Onore", un raduno annuale che attira nostalgici delle SS e simpatizzanti dell’estrema destra. Secondo la pubblica accusa, Maja T., indicata come appartenente a un gruppo noto come "Hammerbande", avrebbe partecipato ad aggressioni giudicate "potenzialmente mortali" contro alcuni partecipanti alla commemorazione. Una ricostruzione dei fatti, quella fornita dai magistrati ungheresi, che la difesa della condannata contesta radicalmente, parlando non solo di "insussistenza delle prove" ma anche di una marcata "sproporzione dell’impianto accusatorio", costruito secondo gli avvocati su basi fragili e testimonianze poco attendibili.
Un processo dai tempi serrati e le reazioni
La celerità con cui si è svolta l’ultima fase del dibattimento, culminata in una sentenza già attesa dai familiari della donna, ha sollevato perplessità circa le garanzie processuali. Il verdetto, del resto, arriva in un momento politicamente sensibile, alla vigilia di consultazioni elettorali nel paese, e sembra riflettere la linea dura adottata dall’esecutivo di Viktor Orbàn verso forme di attivismo politico radicale, specie se proveniente dall’area antinazista. Non a caso, un portavoce del governo ungherese ha pubblicamente associato le responsabilità della tedesca a quelle imputate all’europarlamentare italiana Ilaria Salis, in un parallelismo che lega indissolubilmente i due casi sul piano mediatico e giudiziario.
Il ricorso e il quadro giuridico
La strada della difesa, dopo la condanna in primo grado, è ora obbligatoriamente quella del ricorso dinanzi a una corte superiore, dove si cercherà di smontare le prove a carico e di dimostrare le criticità investigative emerse nel primo processo. La pena inflitta, particolarmente severa, appare in netto contrasto con le versioni fornite dagli imputati, i quali hanno descritto la propria azione come una forma di autodifesa e di opposizione a una manifestazione ritenuta eversiva e pericolosa. Il procedimento ha riguardato, oltre a Maja T., altri due militanti, anch’essi colpiti da pene detentive significative, a conferma di un indirizzo giudiziario che non ammette sfumature nella valutazione di episodi di violenza politica, a prescindere dal contesto ideologico in cui si consumano.
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