Abazaj verso la Germania, Laika omaggia Maja T. davanti all'ambasciata ungherese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Cassazione francese ha respinto il ricorso presentato da Rexhino Abazaj, noto come Gino, convalidandone la consegna alla giustizia tedesca. La decisione, presa dalla massima giurisdizione d'oltralpe, mette fine alla parentesi parigina del trentenne, che viveva in libertà vigilata nella capitale francese in attesa della pronuncia definitiva. A darne notizia sono fonti giudiziarie francesi, secondo cui la Corte si è allineata all'orientamento della procura generale, respingendo le argomentazioni della difesa.

Il rischio di un passaggio in Ungheria

La vicenda di Abazaj si intreccia con le contestazioni relative alle aggressioni avvenute a Budapest nel febbraio del 2023, durante la cosiddetta Giornata dell'Onore, l'appuntamento che ogni anno richiama nella capitale ungherese gruppi di estrema destra da diversi Paesi europei. L'uomo è accusato di aver partecipato a violenze contro militanti neonazisti, colpiti con manganelli e martelli. In Germania rischia una pena fino a dieci anni di reclusione, mentre in Ungheria la prospettiva è ben più grave, con una condanna che potrebbe raggiungere i ventiquattro anni.

Il timore dei suoi legali è che la consegna a Berlino rappresenti soltanto una tappa intermedia verso Budapest, dove il procedimento penale potrebbe concludersi con un esito severo. A rendere il quadro più complesso concorrono le dichiarazioni del suo avvocato, Laurent Pasquet-Marinacce, il quale ha definito la pronuncia della Cassazione un'entérinazione cieca delle richieste tedesche, sostenendo che la decisione non tenga conto della sicurezza personale del suo assistito.

La condanna di Maja T. e l'iniziativa di Laika

Poche ore prima della decisione francese, un tribunale d'appello di Budapest ha reso definitiva la condanna nei confronti di Maja T., attivista tedesca non binaria coinvolta negli stessi fatti del febbraio 2023. La pena è stata ridotta da otto a sette anni di reclusione, con il riconoscimento di un ruolo di complicità anziché di partecipazione diretta alle aggressioni. La sentenza non è più impugnabile.

In questo contesto si inserisce la nuova opera della street artist Laika, comparsa nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre a Roma, in via Marcello Malpighi, nel quartiere Nomentano, a poche decine di metri dall'ambasciata ungherese. Il murale ritrae Maja T. con il pugno alzato e le scritte "Freiheit für Maja" e "Free them all". Laika, che in passato aveva già affisso un'opera nello stesso luogo per chiedere la liberazione di Ilaria Salis, ha spiegato di voler ricordare tutte le persone antifasciste perseguitate in Europa.

L'opera è stata donata alla campagna di sostegno promossa da una coalizione di associazioni e dall'eurodeputata Ilaria Salis.

La riduzione della pena e le reazioni

La corte d'appello di Budapest ha motivato la riduzione della condanna con il venir meno del riconoscimento di un'organizzazione criminale alle spalle delle azioni contestate e con la detrazione del periodo trascorso in custodia cautelare. La procura aveva invece richiesto un inasprimento della pena fino a tredici anni. Maja T.

È detenuta in Ungheria dal 2024, dopo che la sua consegna da parte della Germania era avvenuta nonostante un intervento della Corte costituzionale tedesca, che aveva rilevato il rischio di trattamenti discriminatori per una persona non binaria nel sistema carcerario ungherese. La tempistica di quell'estradizione, arrivata a poche ore dalla decisione dei giudici di Karlsruhe, aveva impedito di bloccarla.

Ilaria Salis, commentando la sentenza, ha parlato di pene sproporzionate rispetto ai fatti contestati, pronunciate al termine di un procedimento segnato da criticità sul piano delle garanzie processuali.

Il quadro giudiziario europeo

La posizione di Abazaj si inserisce in un quadro di procedimenti che coinvolgono diversi Paesi europei. L'uomo, cresciuto in Italia, non ha mai ottenuto la cittadinanza italiana, circostanza che secondo i suoi sostenitori ne ha aggravato la condizione giuridica. Le autorità francesi avevano già negato in passato la consegna all'Ungheria, motivando il rifiuto con il rischio di violazioni dei diritti fondamentali nel Paese guidato da Viktor Orbán. Successivamente, la Germania aveva emesso un mandato d'arresto europeo per gli stessi fatti, ottenendo dalla giustizia francese un esito diverso.

La decisione della Cassazione non è più impugnabile e apre la strada al trasferimento dell'attivista verso Berlino, mentre le autorità tedesche non hanno finora fornito garanzie pubbliche sull'eventuale consegna successiva a Budapest.

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