Il piano ReconKering di Luca de Meo per Gucci tra desiderio e margini da raddoppiare
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Redazione Economia
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L’operazione, ribattezzata ReconKering, mira a riscrivere il prossimo capitolo di un gruppo che negli ultimi tre anni ha visto sfilare via ricavi e marginalità a favore dei competitor più agguerriti. A presentarla, a Firenze, è stato l’amministratore delegato Luca de Meo, il quale – indossando un completo Brioni e un mocassino del marchio ammiraglio – ha tenuto a battesimo una strategia che punta tutto su tre pilastri apparentemente semplici ma assai complessi da armonizzare: desiderio, qualità ed efficienza. In tre ore di intervento, de Meo ha delineato le linee guida per restituire a Gucci, e per estensione all’intero portafoglio Kering, quella centralità che il mercato sembra aver messo in discussione.
L’eccellenza del prodotto e la sfida della desiderabilità
«Si parte dall’eccellenza e dalla qualità dei prodotti – ha spiegato de Meo – e poi dalla desiderabilità». Una dichiarazione che, nella sua essenzialità, cela un ribaltamento di priorità rispetto ad alcune logiche recenti del lusso, spesso accusate di aver privilegiato la velocità di rotazione a scapito della percezione di esclusività. Il manager, che siede alla guida di Kering da settembre, ha quindi legato la rinascita del marchio a una riconquista graduale di quei consumatori che, negli ultimi esercizi, hanno voltato le spalle alla doppia G. Il problema, per gli addetti ai lavori, è che tradurre questo mantra in numeri richiede tempo. E il tempo, nel lusso che corre, è una variabile che il listino azionario fatica a concedere.
La cautela degli analisti dopo il capital markets day
Proprio la reazione della piazza finanziaria, occorre dirlo, non è stata quella di un entusiasmo travolgente. Anzi, se intendiamo il comportamento del titolo, questo si è piuttosto raffreddato all’indomani della presentazione. Gli analisti, pur riconoscendo la chiarezza espositiva del nuovo corso, rimangono cauti: il marchio Gucci, che rappresenta il core business del gruppo, necessita di segnali concreti di miglioramento sia nella dinamica di crescita che nella redditività. Il mercato aspetta, insomma, di vedere gli ingranaggi del piano prendere effettivamente a girare, senza limitarsi a un elenco – seppur dettagliato – di buoni propositi industriali. A rendere più prudenti i giudizi contribuisce anche il contesto generale: la crisi del lusso, seppur con intensità diverse a seconda dei brand, non ha risparmiato nessuno dei grandi attori del settore.
Gli obiettivi al 2030 e le incognite operative
Nel piano messo a punto da de Meo, gli obiettivi quantitativi sono chiari e ambiziosi: raddoppiare i margini operativi di Gucci e incrementarne il fatturato entro il 2030. Una traiettoria che, se confermata dai fatti, riporterebbe il marchio su livelli di redditività oggi lontani. Tuttavia, la domanda che molti investitori si pongono – senza trovare ancora una risposta nei documenti diffusi – è quale sia la velocità di crociera di questa riconversione. Le incognite riguardano soprattutto la capacità di trasformare la desiderabilità in acquisti ripetuti, in un momento in cui i consumatori finali, specialmente quelli delle fasce più giovani, mostrano una fedeltà ai brand molto più elastica rispetto al passato.
Accademia delle eccellenze e la settimana del lusso milanese
La strategia del gruppo, tuttavia, non si limita alla finanza o al product design. A corredo del piano, Kering ha annunciato anche la creazione di un’Accademia delle eccellenze, con i primi corsi in partenza a settembre a Milano. Un’iniziativa che, nelle intenzioni, dovrebbe alimentare quel serbatoio di competenze artigianali senza le quali ogni discorso sulla qualità rischia di restare astratto. La stessa settimana in cui de Meo presentava i conti a Firenze, del resto, si sono susseguiti gli annunci trimestrali di colossi come Lvmh ed Hermès, a dimostrazione di un calendario fitto di appuntamenti. E mentre Milano si prepara ad aprire la settimana del design, con la fiera di Rho e l’intera città invase da eventi collaterali, i marchi del lusso – Kering in testa – sanno che la loro vetrina più importante resta il bilancio, e che i propositi, per quanto eleganti, vanno misurati sui risultati di cassa.




