Gucci e non solo: il piano di De Meo per rilanciare Kering

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è tenuto a Firenze il Capital Markets Day del gruppo francese Kering, e sul palco – tra proiezioni finanziarie e dichiarazioni a effetto – è salito Luca de Meo con una roadmap che promette di ridisegnare il futuro della holding. Il progetto, battezzato “ReconKering”, non è un semplice piano industriale ma un vero e proprio tentativo di ricucire gli strappi di una crescita che, negli ultimi anni, si è rivelata meno lineare del previsto, soprattutto per quanto riguarda alcuni marchi simbolo del portafoglio. La strategia si snoda attraverso tre fasi temporali ben distinte: un reset completo entro il 2026, una successiva ricostruzione entro il 2028, e infine una riconquista della leadership nel segmento definito “Next Luxury” entro il 2030. De Meo, dal canto suo, ha rivendicato la scelta di posizionarsi come “challenger” – «meglio essere un challenger che un leader», ha detto – lasciando intendere una certa volontà di partire dal basso per scalare nuovamente le gerarchie del lusso globale.

Obiettivi finanziari e riduzione del debito

Le cifre messe nero su bianco sono ambiziose e richiedono una disciplina operativa che finora, a tratti, è parsa vacillare. Kering mira a raddoppiare la propria redditività, portando il margine operativo ricorrente dall’11,1% registrato nel 2025 a oltre il 22% nel medio termine. Non solo: è prevista una riduzione del debito netto fino a 8 miliardi di euro entro il 2025, un traguardo che impone una gestione oculata delle risorse e delle acquisizioni, come dimostra l’approccio tenuto con marchi quali Valentino. De Meo ha parlato apertamente di “ricostruzione della disciplina operativa”, un’espressione che tradisce la consapevolezza degli errori passati, quelli che hanno prodotto performance altalenanti e una perdita di slancio sui mercati chiave.

Il rilancio di Gucci e la svolta sulla pelletteria

Nel cuore del piano c’è naturalmente Gucci, il marchio più esposto e insieme il più strategico per il gruppo. La strategia prevede un rilancio fondato sul raddoppio degli articoli in pelle della linea Icons, una mossa che – secondo le stime interne – dovrebbe generare ricavi aggiuntivi significativi entro il 2030. L’idea è quella di riconnettere il brand con ciò che Kering definisce “True Luxury”, senza però rinunciare alle innovazioni tecnologiche e alle nuove aspettative della clientela, specialmente quella asiatica. La Cina, in questo senso, resta un mercato prioritario: gli investimenti previsti sono si, così come la revisione della rete retail, chiamata a diventare più efficiente e selettiva.

Next Luxury e il portafoglio marchi

La filosofia “ReconKering” non si limita a Gucci, ma abbraccia l’intero ecosistema del gruppo. L’obiettivo dichiarato è diventare «il più progressivo al mondo» nel lusso, un’etichetta che combina la tradizione (il “True Luxury”) con le nuove frontiere rappresentate da tecnologie emergenti, categorie inedite e mercati in rapida evoluzione. La gestione del portafoglio – con marchi che vanno da Saint Laurent a Balenciaga, passando per Bottega Veneta – sarà ottimizzata senza inutili sovrapposizioni, cercando sinergie operative e una maggiore focalizzazione sul cliente finale. De Meo, insomma, ha messo mano a una macchina complessa, consapevole che il tempo a disposizione (il reset entro il 2026 è già domani) non ammette tentennamenti.

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