La felpa “da suora” di Rosalía è già introvabile dopo il debutto del Lux tour a Lione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un capo, nel merchandising del nuovo tour di Rosalía, che sta facendo discutere quasi quanto lo spettacolo dal vivo, e non solo per il prezzo, attestato intorno ai cento euro. Si tratta di una felpa bianca, apparentemente classica nel suo stampato con le date del Lux Tour 2026, ma che tradisce le aspettative nel momento stesso in cui chi la indossa decide di coprirsi il capo: il cappuccio, infatti, è stato sostituito da una “toca”, quel copricapo rigido e avvolgente che caratterizza l’abito monacale. Un oggetto, questo, che fonde l’estetica del streetwear con l’iconografia sacra, e che in poche ore dall’apertura del primo show francese è già stato segnato come “sold out” o comunque come estremamente difficile da reperire nei canali ufficiali.
La corsa all’acquisto di questo singolare pezzo di abbigliamento non è che la punta più visibile di un fenomeno ben più ampio, emerso nella serata di lunedì 16 marzo alla LDLC Arena di Lione. La cantante catalana, infatti, ha scelto la città francese per dare il via al suo primo tour mondiale dopo quattro anni di assenza dai palchi, un’attesa che ha trasformato l’evento in un vero e proprio rito collettivo per i fan accorsi da tutta Europa. E se la felpa monacale rappresenta un souvenir, per così dire, “tangibile” della nuova era, è sul palco che il connubio tra sacro e profano viene declinato in tutte le sue sfumature, dando vita a qualcosa che assomiglia più a una performance teatrale che a un concerto pop in senso tradizionale.
Un’estetica divina che si fa stoffa e scena
La cifra stilistica del Lux Tour affonda le radici nell’omonimo album, uscito nel novembre del 2025, un disco che segna un allontanamento dalle sperimentazioni urban di Motomami per abbracciare sonorità orchestrali e un’ispirazione marcatamente liturgica. A Lione, questa visione si è materializzata in una messinscena suddivisa in atti, quasi fosse un’opera, dove il bianco – colore dominante – è stato declinato in tutù di tulle esasperati, corpi da ballo che sollevano l’artista come fosse un’offerenda e scenografie essenziali ma cariche di simbolismo, come le croci e i confessionali che punteggiano l’arena.
Non è un caso, del resto, che per il guardaroba di scena Rosalía abbia attinto agli archivi di stilisti come Ann Demeulemeester, affidandosi alla direzione creativa di Stefano Gallici per personalizzare body plissettati e giacche napoleoniche, oppure che abbia pescato da collezioni storiche di Alexander McQueen e Olivier Theyskens, cercando proprio quella tensione tra rigidità formale e sensualità che è il cuore pulsante dell’estetica “divine-core”. In questo contesto, anche il momento forse più intimo dello show – l’esecuzione di Can’t Take My Eyes Off You – diventa un tableau vivant, con la cantante immortalata in una cornice come la Gioconda, osservata da ballerini trasformati in turisti, a suggellare l’idea che la sua figura sia ormai oggetto di venerazione popolare.
Il di ballo e le collaborazioni d’eccezione
A impreziosire ulteriormente la macchina scenica, contribuendo a creare quell’alternanza di climi che tiene incollato il pubblico per quasi due ore, c’è un di ballo numeroso e perfettamente integrato nella narrazione. Tra i danzatori, a Lione, è spuntato anche un volto noto al pubblico italiano: Giulia Stabile, vincitrice di Amici, ha calcato il palco francese accanto alla popstar spagnola, confermando come il tour stia attingendo a talenti coreutici di primo piano a livello internazionale. Le coreografie, curate dal collettivo francese (La) Horde e da Dimitris Papaioannou, sono uno degli elementi cardine dello spettacolo, specialmente nella seconda parte del concerto, quando l’atmosfera si fa più techno e clubbing, e i brani di Motomami come Saoko e La Fama si mescolano alle nuove tracce in un crescendo di energia.
Lo show, infatti, procede per blocchi ben distinti: si apre con l’atto primo, fedele alla tracklist di Lux, dove Rosalía è una ballerina di carillon portata a braccio dai danzatori, e si evolve fino a un epilogo che la vede, in Focu ’ranni, lasciarsi cadere a terra come in un funerale laico, per poi risorgere nella solitudine di Magnolias. In questo viaggio, la musica dal vivo ha un ruolo da protagonista assoluto: un’orchestra di ventidue elementi, posizionata in una buca a forma di croce nel bel mezzo del pubblico, esegue gli arrangiamenti complessi dell’album, dimostrando come l’ambizione di Rosalía sia quella di portare la musica pop in una dimensione più alta, quasi colta, senza per questo rinunciare all’immediatezza del dancefloor.
Il fenomeno del merchandising e la risposta del pubblico
Se la critica ha accolto l’opening di Lione come un trionfo di idee e visione, definendolo il concerto pop dell’anno, il pubblico ha risposto con un entusiasmo che va oltre la semplice partecipazione allo show. L’immediato esaurimento della felpa “da suora” nei negozi online e nei punti vendita fisici è un sintomo preciso di quanto l’immaginario di Lux abbia fatto breccia, trasformando un capo di abbigliamento funzionale in un oggetto del desiderio, quasi una reliquia laica. La richiesta, a poche ore dal debutto, ha superato ogni aspettativa, lasciando molti fan a bocca asciutta e innescando il classico tam-tam sui social, dove decine di utenti cercano ancora un modo per accaparrarsi l’introvabile felpa bianca.
Al di là dell’oggetto, però, è la macchina del tour che si è messa in moto con una precisione svizzera: dopo la data zero francese, la carovana si sposterà nelle prossime settimane in altre città europee, tra cui Parigi, Zurigo e Milano, per poi attraversare l’oceano e sbarcare in Nord America a giugno, con date già sold out in alcune delle arene più importanti come il Madison Square Garden di New York. L’attesa per vedere dal vivo questa Lux così densa di rimandi e suggestioni, insomma, è destinata a crescere, così come – probabilmente – la difficoltà di mettere le mani su quei pochi pezzi di merchandising destinati a diventare cimeli.




