La tv russa insulta la premier: “fascista e traditrice di Trump”. Berlino convoca l’ambasciatore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La propaganda del Cremlino, che ormai da anni scandisce i tempi dello scontro verbale con l’Occidente, ha scelto un registro decisamente basso per colpire Roma. Nel corso dell’ultima puntata di Polnyj Kontakt (Full Contact), il noto conduttore Vladimir Solovyov, da sempre considerato un megafono autorevole e fedelissimo delle posizioni del presidente russo, si è scagliato contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni con un lessico che mescola l’italiano al russo, probabilmente per assicurarsi che il messaggio, oltre a raggiungere il pubblico locale, arrivasse dritto e senza filtri all’indirizzo del governo italiano.

Solovyov, che nel suo sfogo ha definito la premier “fascista, idiota patentata e una cattiva donnuccia”, ha aggiunto un’accusa precisa a suo avviso imperdonabile: quella di aver tradito Donald Trump. “Il tradimento è il suo secondo nome”, ha tuonato l’anchorman davanti alle telecamere, apostrofandola infine con il termine “puta” (prostituta) in un gioco di parole che alcuni media hanno già ribattezzato “PuttaMeloni”. Si tratta di un attacco violento che, al di là della volgarità intrinseca, mira a delegittimare politicamente la premier, accusandola di slealtà verso un’amministrazione statunitense – quella di Trump, rieletto ormai da più di un anno – che invece Mosca sperava potesse rappresentare una spina nel fianco per l’alleanza atlantista.

La reazione diplomatica e il contesto bellico

Mentre gli insulti risuonavano nei talk show russi, sul fronte diplomatico si consumava un altro episodio di tensione tra Mosca e l’Europa. Berlino ha convocato d’urgenza l’ambasciatore russo per protestare contro quelle che il ministero degli Esteri tedesco ha definito “minacce dirette” della Federazione Russa contro obiettivi situati in territorio tedesco. La diplomazia dell’esecutivo Merz è stata chiara nel valutare tali intimidazioni – che secondo indiscrezioni riguarderebbero minacce a infrastrutture o aziende che supportano lo sforzo bellico ucraino – come un tentativo inaccettabile di indebolire la determinazione occidentale. “Non ci lasceremo intimidire”, ha scritto il ministero su X, respingendo al mittente quella che viene considerata una pratica ormai consolidata della guerra ibrida russa.

Lo slancio finanziario dell’Ue verso Kiev

In controtendenza rispetto alle minacce di Mosca, l’Unione Europea sembra aver trovato la quadra per sbloccare un sostegno economico fondamentale per la resistenza ucraina. La presidenza cipriota del Consiglio Ue, approfittando forse anche dei recenti cambiamenti negli equilibri politici interni a Budapest, ha inserito all’ordine del giorno della riunione del Coreper II, in programma per mercoledì 22 aprile, la modifica del regolamento del Quadro finanziario pluriennale. Questo passaggio tecnico, che si era arenato a causa del veto ungherese, è l’ultimo ostacolo necessario per erogare il prestito da 90 miliardi di euro concordato a dicembre a sostegno di Kiev. Una volta ottenuto il via libera dagli ambasciatori dei 27 Stati membri, la procedura scritta per l’adozione definitiva potrà partire, dando fiato alle esauste casse dello Stato ucraino proprio mentre la Russia alza i toni della propaganda contro i leader europei.

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