L’ambasciatore russo parla di “cantonata” dopo la convocazione alla Farnesina per gli insulti di Solovyov a Meloni
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Redazione Interno
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La frase, pronunciata in un italiano volutamente stentato per risultare più derisoria, è già diventata virale: «Giorgia putta…Meloni, vergogna della razza umana, bestia naturale, idiota patentata». L’autore di questo sfogo, che circola da ieri su tutti i media e le piattaforme social nazionali, è Vladimir Solovyov, noto volto della propaganda russa e conduttore del programma “Polnyj Kontakt” diffuso via Telegram. Nel mirino del giornalista – che peraltro possiede ville sul lago di Como sottoposte a sanzioni – è finita la presidente del Consiglio, attaccata con un linguaggio sessista e volgare che ha immediatamente innescato una reazione diplomatica molto dura da parte di Roma.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha infatti disposto la convocazione immediata dell’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, presso la Farnesina per esprimere “profonda indignazione”. Il diplomatico, ricevuto mercoledì mattina, ha però respinto al mittente le contestazioni, definendo l’iniziativa del governo italiano «una cantonata» in un post pubblicato sui social network. Secondo la sua ricostruzione, Mosca non avrebbe alcuna responsabilità diretta, visto che Solovyov avrebbe agito a titolo personale sul suo canale privato; Paramonov ha inoltre sottolineato come, a differenza di quanto accaduto in Italia, la leadership russa non abbia mai utilizzato le dichiarazioni di blogger o artisti italiani come pretesto per azioni diplomatiche.
L’incidente si inserisce in un contesto geopolitico già rovente, segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni energetiche. Mentre la Farnesina protestava, gli operatori tecnici completavano i lavori di riparazione del tratto ucraino dell’oleodotto Druzhba, un’infrastruttura cruciale danneggiata da un attacco russo di droni lo scorso gennaio. Il presidente Volodymyr Zelensky, dando notizia del ripristino, ha subito rincarato la dose, dichiarando che ora l’Unione Europea non ha più scuse per ritardare lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro promesso a Kiev, una leva finanziaria che l’Ungheria aveva finora bloccato proprio in relazione alla gestione di quell’oleodotto.
Le “caricature” del regime e la replica della premier
Nonostante l’ambasciatore Paramonov abbia più volte ribadito, durante l’incontro alla Farnesina, che il Cremlino non ha mai ufficialmente attaccato la presidente del Consiglio, la risposta di Giorgia Meloni non si è fatta attendere. Con un post pubblicato nella serata di martedì, la premier ha liquidato il conduttore russo come un «solerte propagandista di regime» e una «caricatura» incapace di impartire lezioni di coerenza o libertà. «Noi, diversamente da altri – ha scritto Meloni, in un chiaro riferimento alle critiche ricevute anche dall’amministrazione Trump – non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini». La frase, volutamente netta, mira a ristabilire una gerarchia di valori che prescinde dalle volgarità del personaggio televisivo, spostando l’attenzione sull’autonomia strategica dell’esecutivo italiano.
La strategia del “megafono” e i limiti della prassi diplomatica
A rendere singolare il caso è proprio la natura ibrida dell’attacco: Solovyov non è un semplice utente social, bensì il megafono principale del pensiero del Cremlino, sanzionato dall’Occidente proprio per il suo ruolo attivo nella diffusione della propaganda di guerra. Tuttavia, il rappresentante diplomatico Paramonov si è trincerato dietro un formalismo stringente, sostenendo che le «valutazioni personali ed emotive» di un giornalista, per quanto popolare, non possano essere equiparate a dichiarazioni ufficiali del governo russo. Una tesi, questa, che la Farnesina ha respinto con fermezza: il ministro Tajani ha fatto presente che l’uso della televisione di Stato e dei canali ufficiali per diffondere tali contenuti rende quella distinzione sostanzialmente irrilevante, configurando un precedente pericoloso per il rispetto reciproco tra Stati.
La tensione latente tra Roma e Mosca
L’ambasciatore, nella sua controreplica social, ha tentato di ribaltare la prospettiva, accusando le «forze antirusse legate al deep state italiano» di aver gonfiato l’episodio per danneggiare l’immagine della Federazione Russa e sabotare i tentativi di normalizzazione economica tra i due Paesi. Una dichiarazione che, lungi dal placare gli animi, ha ulteriormente incrinato il clima, confermando la fragilità dei canali comunicativi bilaterali. Al di là del singolo episodio di cronaca, l’impressione è che la convocazione del diplomatico servisse proprio a sancire un confine invalicabile: la possibilità di criticare le scelte politiche di un governo straniero non può mai tradursi in un attacco così personale e degradante nei confronti della sua massima carica, pena la rottura del minimo decoro necessario a mantenere aperte le relazioni diplomatiche.




