Il rosichio olimpico di Fiorello e la stoccata agli pseudocomici dopo le frecciate di Pucci

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La replica, si sa, è l’anima del botta e risposta e nel mondo dello spettacolo, dove i nervi a volte sono più scoperti di quanto si voglia ammettere, il contropiede dev’essere letale. Fiorello, che della dialettica fulminante ha fatto un marchio di fabbrica, non si è sottratto al confronto a distanza con Andrea Pucci, anzi, lo ha cercato e alimentato con la consueta verve. Il detonatore, in questo caso, è stato il Tapiro d’Oro che Valerio Staffelli ha consegnato al comico milanese – e che le cronache raccontano andrà in onda nella puntata di Striscia la Notizia in programmazione per stasera – un riconoscimento sarcastico legato alle polemiche che hanno portato Pucci a fare un passo indietro rispetto alla sua partecipazione a Sanremo. Un passo indietro, quello di Pucci, che aveva già scatenato un putiferio mediatico e politico, ma la miccia per lo scontro diretto con Fiorello è stata un’altra: l’imitazione che il conduttore di La Pennicanza gli ha dedicato, una parodia che evidentemente non è stata digerita.

Pucci, intercettato da Staffelli, non ha nascosto il suo disappunto e, anzi, ha risposto con una punta di veleno a chi lo aveva preso di mira. “Ha coronato la sua carriera facendo la mia imitazione”, ha dichiarato il comico, lasciando intendere che quell’esercizio di stile fosse, in fondo, l’unico modo per Fiorello di ottenere una qualche rilevanza. E aggiungendo, con un tono che molti hanno interpretato come una sottile canzonatura: “Simpaticissimo. Dai Fiore, non mollare, svegliati tutte le mattine alle quattro, goditi un po' di più la vita”. Una frase, quest’ultima, che sembra voler colpire la proverbiale iperattività del suo collega, quasi a suggerirgli di prendersela con più calma invece di dedicarsi a certi tipi di imitazioni. Uno scambio di battute che, altrimenti, sarebbe potuto rimanere confinato nella cronaca leggera, se non fosse per la pronta e tagliente risposta arrivata direttamente dagli studi radiofonici di La Pennicanza.

Fiorello, che quando si parla di trovate satiriche e di scambi dialettici raramente lascia l’ultima parola all’interlocutore, ha aperto la sua trasmissione con un mood ben preciso, quasi un’atmosfera da resa dei conti travestita da intrattenimento. “Da quando c’è la Pennicanza ce l’hanno tutti con me, c’è un po’ di permalosanza”, ha esordito lo showman, utilizzando quel neologismo che mescola permalosità e confidenza per introdurre il tema delle presunte inimicizie accumulate. Poi, però, è passato al sodo, e pur senza mai pronunciare il nome di Andrea Pucci – lasciando all’evidenza dei fatti e al contesto il compito di identificare il bersaglio – ha centrato il punto. Ha parlato di una lista di persone che da quando conduce il programma radiofonico si è allungata a dismisura, quella di chi, per usare un eufemismo, ha deciso di non rivolgergli più il saluto. Il cuore del suo intervento, però, è stato un altro, ed è arrivato con una progressione retorica inconfondibile: “Se si incazzano pure i comici, o pseudo-tali, allora è finita. Ma come rosicano, mamma mia, ma tantissimo”.

L’utilizzo del termine “pseudocomici” o “pseudotali” non è certo passato inosservato, rappresentando una svalutazione professionalmente offensiva, un modo per ridimensionare il peso specifico delle critiche ricevute da chi, sulla carta, farebbe della comicità il proprio mestiere. Fiorello ha poi innalzato il livello della sua arringa, inserendo un elemento di contestualizzazione molto attuale, quello delle Olimpiadi, per trasformare una semplice polemica in una metafora sportiva di respiro quasi epico. “Visto che stiamo in tema di olimpiadi: far incazzare uno che fa il mio stesso mestiere significa che merito la medaglia d’oro!”, ha esclamato, godendosi pubblicamente il fatto di essere riuscito a scalfire l’orgoglio di un collega. Una dichiarazione di intenti, la sua, che più che un tentativo di pacificazione suona come una rivendicazione orgogliosa del proprio operato, un modo per ribadire che se la satira punge, allora ha centrato l’obiettivo.

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