Ilaria Blasi, ascolti in caduta libera e la sincerità brutale di Cristina Plevani: "Ho gongolato"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina degli ascolti, che come noto scandisce i tempi e le gerarchie del sistema televisivo italiano, ha emesso un verdetto piuttosto impietoso per la seconda puntata del Grande Fratello Vip condotto da Ilary Blasi. Mentre su Rai 1 Antonella Clerici con The Voice Generations raccoglieva un pubblico di 3.274.000 spettatori, pari a uno share del 23,2%, il reality di Canale 5 si fermava a quota 1.672.000, fermandosi a un significativo 14,3%. Un risultato, quest’ultimo, che non solo rappresenta un netto distacco dalla concorrenza, ma che segna anche un ulteriore arretramento rispetto al debutto di martedì 17 marzo (quando il programma aveva totalizzato 2.146.000 spettatori con il 18,4% di share), confermando una flessione preoccupante per la struttura del programma.

In questo clima di crescente scrutinio da parte degli addetti ai lavori, a rompere il silenzio – o meglio, a infrangere le diplomazie di rito – è stata Cristina Plevani, figura storica del format essendo stata la vincitrice della prima edizione del Grande Fratello nel lontano 2000. Reduce dal ruolo di opinionista nell’edizione “Nip” del reality (quella condotta da Simona Ventura) e reduce dal trionfo all’Isola dei Famosi, l’ex bagnina di Iseo ha scelto i social network per esprimere una reazione a dir poco schietta. Con una sincerità che non ha temato di sfiorare il politically scorretto, la Plevani ha ammesso di aver osservato il calo degli spettatori con un sentimento raro da dichiarare pubblicamente: il gongolamento. Una parola, quest’ultima, che evoca un piacere malizioso, quasi vendicativo, per le difficoltà del programma che un tempo l’aveva lanciata.

La sua analisi, lungi dal limitarsi a un semplice sfogo contro i numeri, si è trasformata in una riflessione più ampia sulla qualità del prodotto televisivo. Non è un caso, infatti, che la Plevani abbia accompagnato la sua esternazione con una frecciata che colpisce al cuore la narrazione attuale del reality. “Meglio un libro che la puntata”, avrebbe tagliato corto l’opinionista, in quella che è apparsa immediatamente come una stoccata diretta alla piattezza delle dinamiche proposte in questa edizione. Un giudizio pesante, che riecheggia le critiche già emerse nei giorni precedenti, quando la stessa Plevani aveva definito il meccanismo ormai “un gioco al massacro”. Una critica, la sua, che sembra muoversi su due binari paralleli: da un lato la delusione per una certa “noia” che avvolge i concorrenti attuali (una frecciata che molti hanno interpretato come indirizzata ad alcune figure ritenute poco incisive, come Adriana Volpe o Antonella Elia), dall’altro la soddisfazione per la conferma di una tesi che sostiene da tempo, ovvero che il format abbia esaurito la sua spinta propulsiva.

La serata di venerdì 20 marzo, del resto, ha delineato un quadro televisivo in cui il Grande Fratello Vip appare schiacciato non solo dal talent show di Rai 1 ma anche dalla tenuta di altri programmi. Nell’access prime time, la sfida tra Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna ha confermato il consueto testa a testa, con il gioco dei pacchi di Stefano De Martino che ha ottenuto 4.871.000 spettatori (24,3%) contro i 4.838.000 (24,2%) del game show condotto da Gerry Scotti. Anche in questo frangente, il traino per il reality serale di Canale 5 non è stato sufficiente a scongiurare il crollo nella fascia centrale. Per la produzione, insomma, i dati Auditel restituiscono l’immagine di un pubblico che, di fronte alla proposta del prime time, ha scelto massicciamente l’intrattenimento familiare di Antonella Clerici, premiando la varietà musicale rispetto alla formula, ormai usurata, del reality di convivenza.

Lo sfogo della Plevani, per quanto carico di pathos personale, non è isolato. Esso si inserisce in una scia di polemiche che l’hanno vista più volte protagonista negli ultimi mesi; basti ricordare quando, al termine della scorsa edizione del Grande Fratello (quella senza vip), la conduttrice aveva parlato apertamente di sentirsi “inutile” e “sminuita” per il ruolo marginale ricoperto in studio, relegata spesso in secondo piano rispetto ad altre opinioniste. In quella circostanza, la sua amarezza era stata tale da confessare pubblicamente di essersi ritrovata a piangere in camerino, incapace di comprendere le scelte editoriali che la confinavano in una posizione di comparsa. Oggi, osservando il flop della gestione Ilary Blasi da una prospettiva esterna, la sua critica assume i contorni di un “te l’avevo detto” carico di una sottile, ma evidente, rivalsa professionale.

La frattura con il passato e il peso delle gerarchie televisive

A rendere più interessante il punto di vista della prima vincitrice del reality è la sua lunga storia personale con la macchina del Grande Fratello. Una storia che, a distanza di un quarto di secolo, sembra essersi incrinata irreparabilmente. La stessa Plevani, in passato, aveva raccontato la difficoltà di essere stata scelta ai tempi del primo GF solo perché reduce da un lutto importante, definendosi con autoironia una “sfigata” e ammettendo che, se si fosse rivista oggi, forse non si sarebbe mai televotata. Questa consapevolezza della propria origine, unita all’esperienza maturata nei panni di opinionista, le consente oggi di smontare con cognizione di causa i meccanismi del programma.

Il riferimento, nelle sue dichiarazioni più recenti, a una sorta di “gerarchia dei ruoli” è emblematico. Quando nell’edizione scorsa Sonia Bruganelli era stata inserita in corsa, la Plevani non aveva nascosto la sensazione di essere stata declassata a semplice “panelista”, un gradino sotto l’opinionista principale. Una dinamica di potere, quella degli studi televisivi, che ora sembra ripetersi con la gestione Blasi, dove la presenza di opinioniste come Selvaggia Lucarelli e Cesara Buonamici – pur navigatissime – non è riuscita a dare quella scossa agli ascolti che forse ci si attendeva. La critica della Plevani, dunque, non è solo estetica o legata ai singoli concorrenti, ma tocca un nervo scoperto della produzione: la presunzione di poter aggiustare un format stanco semplicemente sovrapponendo figure mediatiche forti, senza però rinnovare la sostanza delle storie raccontate.

In definitiva, le parole della Plevani arrivano in un momento di particolare vulnerabilità per il reality di Canale 5. Mentre i dati Auditel certificano una perdita di contatto con il pubblico che sembra ormai strutturale, l’esternazione di chi quel programma lo ha fatto nascere – e che recentemente ci ha anche lavorato – suona come una delle critiche più autorizzate e, per certi versi, temibili per la dirigenza Mediaset. La sincerità brutale dell’ex concorrente, che non teme di ammettere di aver tratto piacere dal fallimento altrui, restituisce il clima di una crisi che non è solo di share, ma di identità profonda del programma.

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