Guerriglia a Milano durante il corteo per Gaza, la politica accusa i "cattivi maestri"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La stazione Centrale di Milano è diventata, per tre lunghe ore, il teatro di una guerriglia urbana che ha lasciato sul campo una sessantina di feriti tra le forze dell'ordine, impegnate a respingere l'assalto di alcuni gruppi di manifestanti. L'episodio, scaturito nel corso di un corteo in solidarietà per Gaza che ha attraversato la città, ha visto esplodere una violenza inaudita: cubetti di porfido e bottiglie lanciate contro i reparti schierati a presidio dei binari, bidoni della spazzatura dati alle fiamme e persino una tanica di benzina, sequestrata poco prima che potesse essere utilizzata. Le vetrate di uno degli ingressi principali della stazione, colpite a più riprese, sono andate in frantumi, mentre il piazzale antistante e le vie adiacenti si trasformavano in un campo di battaglia cosparso di detriti e bossoli dei lacrimogeni.

La reazione del governo, per voce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stata durissima e senza sfumature, concentrandosi esclusivamente sugli atti di teppismo. Meloni ha parlato di «immagini indegne» provenienti da Milano, additando quelli che ha definito «sedicenti “pro-pal”, sedicenti “antifa”, sedicenti “pacifisti”» responsabili di aver devastato la stazione e di aver aggredito le forze dell’ordine. Nel suo intervento, che non ha fatto alcun cenno alla vasta partecipazione di cittadini scesi in piazza in modo pacifico in tutta Italia, la condanna si è focalizzata sulla «violenza gratuita di questi pseudo-attivisti».

Sulla stessa linea, ma con un'accusa ancora più precisa, si è espresso il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di spicco di Fratelli d’Italia. Cirielli ha imputato la responsabilità ultima dei disordini a quella che ha chiamato la colpa dei «cattivi maestri», i quali, alimentando un clima di odio, avrebbero creato le condizioni perché singoli individui si abbandonassero alla violenza. «Quando si crea un clima di odio c’è sempre un ebete pronto a menare le mani e a sfasciare tutto», ha affermato il viceministro, esortando quei leader a «riconoscere le colpe» e ad «abbassare i toni», prendendo le distanze in modo «non formale ma inequivocabile» da tali episodi di teppismo.

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