Bimba muore a Feltre dopo le dimissioni, la famiglia cerca risposte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una bambina di due anni, Ludovica, è morta nella propria abitazione a Borgo Valbelluna, nella provincia di Belluno, poche ore dopo che i medici dell’ospedale di Feltre l’avevano dimessa, ritenendo le sue condizioni non così gravi da giustificare un ricovero. La piccola, che nei giorni precedenti aveva manifestato febbre molto alta, tosse e un persistente rifiuto del cibo, era stata portata al pronto soccorso dopo che la terapia antibiotica e antipiretica prescritta dal pediatra non aveva sortito gli effetti sperati. I sanitari del nosocomio feltrino, dopo averla visitata, l’hanno quindi rimandata a casa con delle indicazioni per proseguire le cure tra le mura domestiche, concludendo l’intervento con un “codice bianco”, che segnala una situazione di bassa urgenza. Il decesso, avvenuto tra le braccia del padre nella mattinata di sabato, ha gettato la famiglia in uno stato di dolore profondo, alimentando al contempo interrogativi stringenti sulle dinamiche che hanno condotto alla tragedia.

Il decorso della malattia e la corsa in ospedale

Il calvario di Ludovica era cominciato con tre giorni di febbre che aveva superato i 39 gradi, accompagnata da una debolezza crescente e da un inappetenza totale, sintomi che i genitori avevano inizialmente attribuito a un comune virus influenzale, come molti di quelli in circolazione in questo periodo. La situazione, tuttavia, era precipitata quando alla febbre si sono aggiunti altri disturbi, tra i quali un dolore agli occhi e un evidente strabismo, segnali che hanno spinto la famiglia a recarsi nuovamente dal medico e, in seguito, a decidere per l’accesso al pronto soccorso. Proprio in ospedale, stando a quanto trapelato, i genitori ritengono che gli esami siano stati condotti in maniera affrettata, non riuscendo a cogliere la reale gravità del quadro clinico della piccola, la quale è stata quindi dimessa nonostante la persistenza di sintomi che loro stessi giudicavano allarmanti.

La ricerca della verità e l’autopsia disposta

Nel mezzo di una sofferenza che la madre ha definito “straziante e inimmaginabile”, la famiglia ha scelto di non rilasciare dichiarazioni pubbliche, preferendo attendere che i fatti parlino attraverso i referti medici e le indagini già avviate dalle autorità competenti. La procura, per fare piena luce sulle cause del decesso, ha infatti già disposto l’esecuzione di un’autopsia sul corpicino della bambina, un passaggio giudiziario cruciale per determinare se vi sia stato, come sospettano i parenti, un “virus letale” all’origine della morte o se, invece, possano esservi concause di altra natura. La madre, ricordando Ludovica come “il primo grande amore” della propria vita, ha espresso la volontà ferma di accertare ogni eventuale responsabilità, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai restituire loro la figlia.

Le domande aperte sulla dinamica dei fatti

Al centro dell’inchiesta, che si annuncia già complessa, vi è la valutazione clinica operata dal personale ospedaliero in sede di dimissione, un momento delicatissimo in cui, secondo il racconto dei genitori, sarebbe stato commesso un tragico errore di sottovalutazione. L’amara constatazione che “i medici potevano fare di più”, viste le condizioni in cui la bambina è giunta in struttura sanitaria, rappresenta oggi il cuore di una battaglia per la verità che la famiglia ha intrapreso, non per rivalsa, ma per il bisogno irrinunciabile di capire cosa abbia realmente stroncato la vita di una creatura di soli due anni. La rapidità con cui le condizioni di Ludovica sono degenerate dopo il ritorno a casa, infatti, costituisce un elemento che gli investigatori dovranno analizzare con la massima attenzione, incrociando i referti dell’autopsia con le cartelle cliniche del pronto soccorso.

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