Benzina e gasolio esauriti, la caccia al low cost che svuota i distributori
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Redazione Economia
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Le colonnine sigillate, i nastri bianchi e rossi a sbarrare l’accesso alle “pistole”, i cartelli con su scritto “benzina esaurita” o “gasolio esaurito” – perentori come un verdetto – stanno diventando un’immagine sempre più familiare per gli automobilisti italiani, una scenografia che si ripete davanti a molti impianti di rifornimento, da Nord a Sud. Negli ultimi giorni, le segnalazioni sono aumentate in tutta la penisola, alimentando quella sensazione di precarietà che spesso accompagna le fiammate del greggio. E se è vero che la tensione in Medio Oriente, con il conflitto che coinvolge l’Iran, ha fatto schizzare il prezzo del petrolio, alimentando un’inevitabile speculazione psicologica, è altrettanto vero – come confermano le verifiche sui dati di approvvigionamento nazionale – che la quantità di carburante complessivamente a disposizione nel Paese non ha subito variazioni preoccupanti. Non si tratta, insomma, di una crisi oggettiva delle scorte, bensì di un fenomeno di natura diversa: una corsa spasmodica, scatenata proprio dalla ricerca del risparmio, che ha finito per concentrare la domanda in un numero ristretto di punti vendita, quelli che applicano i listini più competitivi.
Negli ultimi mesi, la caccia al distributore “low cost” si è trasformata in una vera e propria ossessione collettiva. Gli automobilisti, armati di applicazioni sui cellulari, forum online e passaparola, hanno iniziato a percorrere chilometri extra pur di risparmiare pochi centesimi al litro, una strategia di risparmio che, nel momento in cui viene adottata su larga scala, genera inevitabilmente effetti distorsivi. Il paradosso – e lo si legge nelle cronache locali, come nel caso della provincia di Treviso o nelle zone di Como dove nel weekend del 21-22 marzo è mancata soprattutto la verde – è che questa caccia ha portato a risultati opposti rispetto a quelli sperati. File interminabili davanti agli impianti più economici, motori accesi in attesa per decine di minuti, consumi aggiuntivi di carburante per raggiungere il distributore “giusto” e, alla fine del percorso, la beffa di trovarsi davanti all’erogatore sigillato. Un circolo vizioso, insomma, dove la sete di risparmio finisce per generare sprechi ed esasperazione, lasciando gli utenti con il serbatoio ancora in riserva e la consapevolezza di aver speso, nel computo totale tra spostamenti e attese, più di quanto avrebbero speso scegliendo un impianto vicino a casa.
A certificare la portata del fenomeno ci hanno pensato le associazioni di consumatori, come l’Unione nazionale consumatori (Unc), che ha confermato di aver ricevuto una mole significativa di segnalazioni provenienti da ogni regione; un dato che testimonia come l’emergenza non sia circoscritta a qualche area periferica, ma abbia assunto un carattere generalizzato. La logica che sta dietro a questi “tutto esaurito” è, in realtà, di tipo logistico prima ancora che economico: quando un distributore, specie se indipendente o appartenente a una catena che fa del prezzo basso il proprio cavallo di battaglia, vede un afflusso di clientela superiore di dieci o venti volte rispetto alla media, le sue scorte – che sono pianificate su una domanda ordinaria – vanno in esaurimento in poche ore. Non c’è, in molti di questi casi, un problema di approvvigionamento a monte: le autocisterne continuano a circolare e i depositi principali sono pieni, ma la capillarità della distribuzione non riesce a reggere il ritmo di una domanda che si è improvvisamente concentrata, come un fiume in piena che cerca di defluire attraverso un unico canale.




