GameStop prova la “sorpresa”: offerta da 56 miliardi per comprare eBay
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Redazione Economia
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Può accadere, talvolta, che le geometrie del mercato finanziario si inceppino davanti a una mossa talmente ardita da sembrare fuori scala. È quanto accaduto nelle ultime ore, quando GameStop – la catena di videogiochi che molti davano ormai per spacciata nell’era del download digitale – ha formalizzato un’offerta非 richiesta per rilevare eBay. Il colosso del retail fisico, insomma, vuole mettere le mani sul gigante delle aste online, e l’operazione – valutata circa 55,5-56 miliardi di dollari a seconda delle fonti – ha proporzioni da manuale del “reverse takeover”: chi compra vale, attualmente, poco più di un quarto di chi vuole comprare. A firmare la lettera d’intenti è Ryan Cohen, amministratore delegato e principale azionista della società, che con questa mossa intende riscrivere completamente il positioning competitivo del gruppo.
L’offerta, per la precisione, è di 125 dollari per ogni Titolo eBay, suddivisa in una componente in contanti e una in azioni GameStop in parti uguali. Considerando l’ultimo prezzo di chiusura del marketplace prima dell’annuncio, si tratta di un premio di circa il 20%; Cohen, del resto, non ha mai nascosto un certo ottimismo sui fondamentali della piattaforma, arrivando a dichiarare in un’intervista che “eBay dovrebbe valere, e varrà, molto di più”. Le carte in tavola, però, raccontano anche un’altra verità: GameStop deteneva già, silenziosamente, una fetta del 5% di eBay, costruita attraverso operazioni iniziate nello scorso febbraio. Una partecipazione, questa, che profuma di avvertimento: se il consiglio di amministrazione di eBay dovesse opporsi, Cohen è pronto a scavalcarli, andando direttamente dagli azionisti con una classica “proxy fight”.
Un matrimonio (improbabile) tra negozi fisici e logistica
Al di là dei numeri – che restano, comunque, da decifrare – la logica industriale dell’operazione è chiara quanto ambiziosa. Cohen immagina una sinergia ferrea tra i circa 1.600 punti vendita di GameStop sparsi sul territorio statunitense e l’infrastruttura commerciale di eBay. I negozi, in quest’ottica, smetterebbero di essere semplici punti vendita di videogame usati per trasformarsi in hub logistici: punti di raccolta, autenticazione e spedizione per i venditori del marketplace. È un modello che ricorda da vicino la strategia “click and collect” dei grandi rivali, ma che qui viene applicato al settore del “recommerce” e degli oggetti da collezione – carte, memorabilia, vecchie edizioni – dove entrambe le società vantano un certo peso. La promessa, del resto, è quella di creare un concorrente credibile di Amazon, anche se al momento si tratta più di un’intenzione che di un piano esecutivo dettagliato. Cohen, in caso di successo della fusione, si metterebbe alla guida del nuovo colosso a titolo gratuito, legando il suo compenso esclusivamente alla performance futura.
Dal punto di vista finanziario, l’arditezza della mossa lascia spazio a piú di una perplessità che gli analisti hanno già iniziato a sviscerare. GameStop chiudeva l’ultimo bilancio con una liquidità disponibile di circa 9,4 miliardi, una cifra ragguardevole ma lontana parente del costo totale dell’operazione. A tappare il buco, Cohen ha ottenuto un impegno scritto da TD Bank per un finanziamento da 20 miliardi di dollari. Il resto, verosimilmente, verrebbe coperto con l’emissione di nuove azioni o cercando alleati esterni; circola insistentemente il nome di alcuni fondi sovrani del Medio Oriente, anche se non ci sono conferme ufficiali in merito. Resta il dato, ineludibile, della disparità dimensionale: GameStop capitalizza in borsa 12 miliardi, eBay viaggia intorno ai 46.
Le crepe nel modello e le ambizioni del ceo
Se l’acquirente sogna in grande, la realtà della sua azienda madre racconta una storia leggermente diversa, fatta di conti in rosso e di un modello di business sotto pressione. Negli ultimi mesi, GameStop ha registrato un calo dei ricavi del 14% nell’ultimo trimestre fiscale, vittima sacrificale di un mercato che abbandona sempre più i supporti fisici per abbracciare lo streaming e il download. Un paradosso, quindi, che un’azienda in difficoltà strutturali provi a comprarne un’altra, eBay, che invece mostra segnali di rinnovata salute: il fatturato del primo trimestre ha superato le attese, trainato dalle aste in diretta streaming e dalla vendita di accessori per auto. Cohen, che non è new entry nel mondo dei colpi di scena azionari, è lo stesso che nel 2021 cavalcò l’onda della “meme stock” portando il titolo GameStop a guadagni del 1.700%. Stavolta, però, l’obiettivo non è sopravvivere, ma ribaltare completamente il tavolo della grande distribuzione online.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se questa offerta – definita “non vincolante” e, appunto, “non richiesta” – avrà un seguito concreto o resterà una suggestione da mercato finanziario. Quello che è certo, al momento, è che la partita si giocherà sulla credibilità del finanziatore e sulla tenuta psicologica degli azionisti di eBay. Cohen ha già dimostrato di non temere gli scontri per procura e di sapersi muovere nelle acque agitate del capitale attivista. Se la fusione andrà in porto, ci si troverebbe di fronte a una delle operazioni di ristrutturazione del settore tech più significative degli ultimi anni; se fallirà, resterà agli atti come il tentativo di “pesce piccolo” che osò abboccare all’amo dell’aquila.




