GameStop sfida le regole del mercato: un'offerta da 56 miliardi per comprare eBay
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Redazione Economia
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Non capita tutti i giorni, bisogna dirlo, che un pesce piccolo cerchi di inghiottirne uno molto più grande. Eppure è proprio quello che sta tentando di fare GameStop, la catena di negozi fisici dedicati ai videogiochi che, complice una certa narrazione da meme stock qualche anno fa, è finita al centro dell'attenzione globale. L'azienda, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal e successivamente confermato da fonti ufficiali, ha presentato un'offerta non richiesta e non vincolante per rilevare eBay, il colosso dell'ecommerce che proprio quest'anno ha spento trenta candeline. Un'operazione da circa 56 miliardi di dollari, o per essere più precisi, una proposta di 125 dollari per ogni azione della piattaforma.
Un rapporto di forza paradossale tra Davide e Golia del commercio digitale
La cifra, da sola, farebbe già impressione; diventa però quasi surreale se confrontata con i rispettivi pesi massimi in borsa. GameStop, che negli ultimi tempi ha cercato di reinventarsi lontano dai soli giochi usati, vale appena una frazione del suo potenziale acquirente. I dati di mercato parlano chiaro: mentre eBay galleggia attorno a una capitalizzazione di circa 44-46 miliardi, la società guidata da Ryan Cohen stenta a superare i 12 miliardi di dollari, creando quello che gli analisti definiscono un classico scenario da "serpente che cerca di ingoiare un elefante". La proposta, meticolosa nei dettagli, prevede un pagamento metà in contanti e metà in azioni. Cohen, che non è nuovo a queste mosse da attivista, ha già accumulato una partecipazione del 5% in eBay nei mesi scorsi, a partire da febbraio, posizionandosi così comodamente tra gli azionisti di rilievo prima ancora di sparare il primo colpo.
L'ambizione di competere con Amazon e il risparmio promesso
Qual è il piano, dietro questa mossa a prima vista irrazionale? Secondo l'amministratore delegato, che ha rilasciato un'intervista al quotidiano economico statunitense, l'obiettivo è trasformare il portale d'aste in un concorrente temibile per Amazon, creando un gigante dell'ecommerce capace di muovere centinaia di miliardi di dollari. «eBay dovrebbe valere — e varrà — molto di più», ha dichiarato Cohen, immaginando un futuro in cui la piattaforma diventi un polo d'attrazione per i collezionisti, sfruttando anche la rete fisica di GameStop (che annovera ancora circa 1.600 punti vendita negli Stati Uniti) come punti di ritiro o di autenticazione per gli oggetti di lusso o da collezione. Un sogno ambizioso che passa anche dal risparmio: l'offerta prevede tagli annuali ai costi per circa 2 miliardi di dollari, da realizzare entro un anno dalla chiusura del deal, focalizzandosi soprattutto su sprechi nella vendita e marketing.
Lo scetticismo dei mercati e le reali difficoltà finanziarie
Sulla carta, insomma, tutto suona bene nel mondo delle sinergie, ma la realtà dei numeri è spietata. L'entusiasmo degli investitori, se così si può chiamare, è stato tiepido: le azioni di eBay hanno sì registrato un balzo del 10% nelle contrattazioni pre-market, ma sono rimaste ben al di sotto della soglia dei 125 dollari offerti (attestandosi sui 114), chiara spia di un diffuso scetticismo sulla riuscita finale dell'operazione. A sollevare i primi dubbi sono stati gli analisti di Bernstein, i quali hanno sottolineato come per GameStop sarebbe più che difficile mettere insieme un pacchetto di finanziamenti adeguato. La società, forte di una liquidità che si aggira attorno ai 9 miliardi di dollari a fine gennaio, ha comunque assicurato di aver messo le mani su un impegno di prestito da circa 20 miliardi fornito dalla TD Bank. Per coprire il resto del tesoretto necessario, nelle stanze dei bottoni si mormora che il CEO possa dover cercare l'aiuto di fondi sovrani (si vocifera di quelli mediorientali) o procedere a una pesante diluizione del Titolo, emettendo nuove azioni a iosa. Anche Michael Burry, il leggendario investitore protagonista del film "The Big Short", ha bollato l'acquisizione come una forzatura quasi impossibile da realizzare.
La minaccia della proxy war e il futuro dell'integrazione
A complicare ulteriormente il quadro ci si mette anche la governance. La proposta è stata inviata per le vie brevi al board di eBay, che per ora ha preferito il silenzio. Così silenzio, anzi, che Cohen ha già minacciato rappresaglie: se il consiglio d'amministrazione della piattaforma dovesse opporre un rifiuto, lui è pronto a scavalcarlo e a rivolgersi direttamente agli azionisti, dando il via a una vera e propria *proxy fight* (cioè una battaglia per la raccolta di deleghe) per sostituire i vertici aziendali. Una mossa temeraria, questa, che però si scontra con un ostacolo puramente burocratico: la finestra per la presentazione di liste di candidati per il prossimo consiglio di amministrazione, previsto per giugno, sembra già essere scaduta. L'operazione, sebbene ancora lontana dal concretizzarsi, mostra le potenziali linee di un'unione strategica inedita. Da un lato un e-commerce maturo, quello di eBay, che cerca spazi nella crescita dei beni da collezione e del ricondizionato; dall'altro una catena in crisi, GameStop, che tenta di uscire dall'angolo scommettendo sul digitale, ma sfruttando la fisicità dei suoi vecchi negozi.




