GameStop tenta l'acquisizione da 56 miliardi per eBay, la scommessa di Ryan Cohen contro Amazon

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non capita spesso di assistere a un tentativo di scalata in cui il predatore, oggettivamente, è molto più piccolo della preda. Eppure, è esattamente ciò che sta accadendo tra GameStop e eBay, dove la catena di videogiochi – notate, quella dei meme stock del 2021 – ha appena depositato un'offerta non vincolante da 56 miliardi di dollari per rilevare il colosso delle aste online. La cifra, spiegano i documenti ufficiali, si traduce in un corrispettivo di 125 dollari per azione, suddiviso equamente tra liquidità e azioni ordinarie della stessa GameStop. Un’operazione, questa, che non solo è finanziariamente arrogante, considerando che il valore di mercato di eBay è quasi quattro volte superiore a quello di GameStop, ma che rappresenta anche la mossa più azzardata mai tentata da Ryan Cohen, il patron che ha guidato la rinascita del retailer.

I numeri di un'offerta da "pesce piccolo"

L’elemento che rende la proposta particolarmente audace risiede nelle proporzioni. Al momento della presentazione dell’offerta, GameStop poteva contare su una capitalizzazione di mercato di circa 120 miliardi, a fronte dei 460 miliardi di eBay. Per colmare questo divario, Cohen non ha certo intenzione di puntare solo sui risparmi aziendali: la società ha già ottenuto una lettera di impegno da TD Securities per un finanziamento fino a 20 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono i circa 9,4 miliardi di liquidità presenti nei propri conti. In sostanza, il motto sembra essere "indebitarsi per crescere", anche se la sostenibilità di un simile carico rimane l’incognita principale tra gli analisti.

La logica industriale dietro l'acquisizione

Ma al di là dei calcoli finanziari, che potrebbero apparire fumosi, la strategia di Cohen rivela una visione precisa. L’obiettivo dichiarato è trasformare eBay in un competitor credibile di Amazon. E come? Sfruttando la fisicità. GameStop possiede circa 1.600 punti vendita negli Stati Uniti, negozi che secondo il progetto dovrebbero diventare hub logistici per eBay. Parliamo di centri di autenticazione per gli articoli di lusso o collezionismo (dove eBay è forte) e punti di ritiro e spedizione, creando così una rete ibrida che il solo marketplace online non possiede. "Le spese di vendita e marketing da 2,4 miliardi non stanno portando nuovi utenti", si legge nella nota ufficiale, dove si paventano tagli per 2 miliardi di dollari già entro i primi 12 mesi dall'eventuale chiusura.

La posta in gioco per il mercato retail

In questo contesto, il ruolo di Ryan Cohen diventa centrale. Lui, che ha già dimostrato di saper risanare bilanci (portando GameStop da una perdita di 381 milioni a un utile di 418 milioni in pochi anni), si è impegnato a non percepire stipendio né bonus in caso di successo, legando il suo compenso esclusivamente all'andamento futuro del colosso unificato. Se eBay dovesse opporsi, Cohen ha già ventilato l’ipotesi di una proxy fight, ovvero una battaglia per la conquista dei voti degli azionisti, dimostrando che non intende ritirarsi facilmente. Per ora, il mercato ha reagito con un cauto ottimismo, facendo salire i titoli di entrambe le società, ma la strada verso l'approvazione normativa e, soprattutto, quella del finanziamento, resta lastricata di ostacoli non indifferenti.

La trasformazione del modello di business

Infine, guardando ai dettagli dell'integrazione, l'operazione rappresenterebbe un test cruciale per la sopravvivenza del retail fisico nell'era dell'e-commerce. Se i 1.600 punti vendita GameStop diventassero realmente il braccio armato logistico di eBay, assisteremmo a una fusione senza precedenti tra la comunità dei videogiocatori e quella dei collezionisti di oggetti rari. Cohen, che detiene una partecipazione economica del 5% in eBay, sta scommettendo che la sinergia tra la forza del marchio fisico e la portata globale del mercato online possa generare il tanto agognato valore. Resta da vedere se il consiglio di amministrazione di eBay accetterà di discutere un'offerta che, per quanto ricca, proviene da una società che fino a ieri rappresentava il simbolo delle azioni "meme" e della volatilità estrema.

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