GameStop punta a eBay con un’offerta da 56 miliardi, la scommessa di Ryan Cohen per un colosso del collezionismo
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Redazione Economia
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Non capita tutti i giorni, va detto, che un’azienda con un passato recente da malata cronica del commercio al dettaglio provi a mettere le mani su un gigante del web quattro volte più grande di lei. Eppure, è esattamente ciò che ha annunciato GameStop, il rivenditore di videogiochi che molti davano per spacciato nell’era del download digitale. L’amministratore delegato, Ryan Cohen – che guida la società ormai dal 2023 e ne è il maggiore azionista – ha formalizzato domenica scorsa un’offerta non sollecitata per acquistare tutti i titoli comuni di eBay, valutando l’operazione circa 56 miliardi di dollari. La proposta, destinata a far discutere gli analisti per mesi, prevede un corrispettivo di 125 dollari per azione, suddiviso metà in contanti e metà in azioni della stessa GameStop, un premio del 20 per cento rispetto alla chiusura di venerdì della piattaforma di aste online.
Un’operazione fuori scala e il rischio dell’indebitamento
A saltare subito agli occhi, in questa delicata partita a scacchi finanziaria, è la sproporzione numerica tra le due contendenti. GameStop, al momento della presentazione dell’offerta, siede su una capitalizzazione di mercato che sfiora gli 11,9 miliardi di dollari; eBay, al contrario, veleggia tranquilla intorno ai 46 miliardi. Acquisire un colosso di queste dimensioni – quasi quattro volte più grande – costringerebbe l’ex catena di negozi fisici a indebitarsi per cifre astronomiche, ben oltre il proprio valore complessivo. Per tentare di coprire questo buco, Cohen avrebbe già ottenuto un impegno da TD Bank per una linea di credito da circa 20 miliardi, e starebbe valutando il supporto di ulteriori investitori esterni, inclusi alcuni fondi sovrani del Medio Oriente. La cifra, per quanto ragguardevole, lascia comunque scoperta una parte significativa del prezzo d’acquisto, un aspetto che ha immediatamente alimentato lo scetticismo tra gli addetti ai lavori.
La rivincita del negozio fisico e la caccia ad Amazon
L’azzardo di Cohen, tuttavia, non nasce da un momento di debolezza, bensì da una vera e propria strategia di diversificazione che va avanti da tempo. GameStop, quella che un tempo si limitava a vendere console e supporti fisici in oltre duemila punti vendita sparsi per il mondo, sta tentando una metamorfosi nel settore del collezionismo di lusso e degli oggetti da collezione. La logica alla base dell’acquisizione, come spiegata dallo stesso patron al Wall Street Journal, è quella di creare una sinergia perfetta tra la piazza d’affari digitale di eBay e la capillarità logistica dei negozi GameStop. L’idea, in sostanza, sarebbe quella di utilizzare gli store come hub per l’autenticazione dei prodotti venduti sulla piattaforma (pensiamo alle carte da gioco o agli oggetti rari) e come centri per i resi, trasformando un passivo (i negozi fisici in un’era di crisi) in un vantaggio competitivo enorme. Con questa mossa, l’obiettivo dichiarato è creare “una competizione legittima per Amazon”.
Le carte in tavola e la reazione del mercato
L’offerta, che il Wall Street Journal ha anticipato venerdì 1 maggio prima dell’ufficialità del successivo lunedì, si configura come un atto tutt’altro che amichevole. Cohen ha infatti avvertito il board di eBay – società che ha mostrato recentemente segnali di ripresa grazie alle vendite di oggetti da collezione e accessori per auto – di essere pronto a scendere in campo con una "proxy fight", ovvero una battaglia per la conquista delle deleghe assembleari, qualora il consiglio di amministrazione dovesse respingere la proposta. La trattativa parte da lontano: GameStop avrebbe iniziato ad accumulare silenziosamente una partecipazione di circa il 5 per cento in eBay già dallo scorso febbraio. Sul fronte delle reazioni, mentre il titolo eBay ha subito un rialzo (pur rimanendo al di sotto dell’offerta di Cohen, segno di un certo scetticismo sul closing dell’operazione), le azioni GameStop hanno viceversa subito una flessione, timorose di una pesante diluizione del valore per gli azionisti attuali. Il sogno di un colosso del re-commerce, insomma, per ora resta sospeso tra le dichiarazioni di guerra del numero uno di GameStop e i freddi calcoli della finanza.




