Il colosso GameStop punta eBay, l’offerta da 56 miliardi che fa tremare Wall Street

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ryan Cohen, l’amministratore delegato di GameStop, non ha mai fatto mistero delle sue ambizioni. Dopo aver salvato la catena di videogiochi da un declino quasi inesorabile – complice la crisi del commercio fisico di fronte all’avanzata del digitale –, l’imprenditore ha deciso di passare al contrattacco puntando dritto al cuore dell’e-commerce globale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e confermato da fonti vicine alla trattativa, l’azienda texana ha presentato un’offerta non vincolante da circa 56 miliardi di dollari per acquisire eBay, la celebre piattaforma di aste e vendite di usato. Un’offerta, quella da 125 dollari ad azione, che rappresenta un premio del 20% rispetto all’ultima chiusura di Wall Street e che, se accettata, riscriverebbe gli equilibri del mercato retail americano.

La strategia dietro l’operazione da 100 miliardi

L’obiettivo dichiarato di Cohen, che già guida la società con un compenso strettamente legato alla performance futura del gruppo, è quello di trasformare GameStop in un gigante valutario da oltre 100 miliardi di dollari. La fusione con eBay, un’entità quasi quattro volte più grande dell’acquirente se si considera la capitalizzazione di mercato al momento dell’annuncio, non è certo un azzardo calcolato a tavolino. Al contrario, rappresenta la naturale evoluzione di un percorso iniziato anni fa con la chiusura di centinaia di negozi fisici e l’accumulo di una liquidità pari a circa 9,4 miliardi di dollari. Cohen, che detiene una partecipazione economica in eBay pari al 5% maturata negli ultimi mesi, ha già assicurato un finanziamento ponte da 20 miliardi tramite TD Bank, sebbene l’operazione preveda un mix di cassa e azioni proprie (50% ciascuna) per convincere gli azionisti del marketplace.

Sinergie operative e tagli ai costi: lo zerbinaggio dei collezionabili

La logica industriale alla base dell’acquisizione, a guardare i numeri forniti da GameStop, sembra poggiare su due pilastri principali: l’azzeramento delle duplicazioni organizzative e l’incrocio dei rispettivi bacini d’utenza. Da un lato, Cohen ha promesso di realizzare risparmi annuali per circa 2 miliardi di dollari entro dodici mesi dalla chiusura del deal, tagliando le spese generali e di marketing che, nel solo esercizio fiscale 2025, avevano sfiorato i 2,4 miliardi per eBay a fronte di una crescita netta di soli 100 mila nuovi acquirenti attivi. Dall’altro, la visione del CEO prevede l’utilizzo dei circa 1.500 punti vendita ancora operativi di GameStop negli Stati Uniti come hub logistici per l’autenticazione e la spedizione di oggetti da collezione e beni di lusso – un segmento in cui eBay ha investito pesantemente per differenziarsi da colossi come Amazon.

L’ombra della guerra dei proxy e la clausola della “carta scoperta”

Nonostante l’entusiasmo degli investitori retail – gli stessi che nel 2021 avevano innescato il celebre short squeeze contro i fondi hedge – l’esito della partita è tutt’altro che scontato. GameStop ha ammesso di non aver ancora avuto accesso ai libri contabili dettagliati di eBay, una condizione essenziale per procedere con la due diligence. In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, Cohen ha però lasciato intendere di essere pronto a giocarsi la carta della “proxy fight”: se il consiglio di amministrazione di eBay dovesse respingere l’offerta o mostrarsi titubante, l’ad si rivolgerà direttamente agli azionari per scavalcare i vertici attuali. Una mossa aggressiva che, negli annali di Wall Street, ricorda le classiche scalate ostili da manuale.

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