GameStop punta su eBay: offerta da 56 miliardi per sfidare Amazon

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non capita tutti i giorni che un’azienda dal valore di circa 11 miliardi di dollari ne tenti l’acquisizione di un’altra che, sulla carta, ne pesa quasi 46. Eppure, GameStop — la catena di negozi fisici dedicati ai videogiochi, spesso etichettata come un relitto del retail tradizionale — lo ha fatto, lanciando un’offerta non vincolante da 55,5 miliardi di dollari per rilevare eBay, il colosso dell’e-commerce che quest’anno ha spento trenta candeline. La società guidata da Ryan Cohen, che già da febbraio ha accumulato una partecipazione del 5% nel mercato online, propone agli azionisti di quest’ultimo un corrispettivo di 125 dollari per azione, suddiviso equamente per metà in contanti e per metà in azioni GameStop, con un premio che sfiora il 20% rispetto alla chiusura della scorsa settimana e tocca un picco del 46% se paragonato al valore precedente l’inizio della scalata.

Le carte sul tavolo: debito, sinergie e la visione di Cohen

Per sostenere un’operazione di queste proporzioni — definita da molti osservatori una sfida tra Davide e Golia — l’acquirente ha dovuto mettere in campo una solida architettura finanziaria. Al suo bilancio, GameStop può attingere a una liquidità di circa 9,4 miliardi di dollari, un tesoretto accumulato anche grazie a una recente emissione obbligazionaria a tasso zero; a questi si aggiunge una lettera d’impegno della TD Bank, pronta a erogare fino a 20 miliardi di debito per finanziare l’acquisizione. L’amministratore delegato, in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, ha spiegato senza mezzi termini la sua visione: «eBay dovrebbe valere — e varrà — molto di più», e chi parla con lui dice che miri a trasformare la piattaforma in un concorrente temibile di Amazon, qualcosa che possa valere centinaia di miliardi di dollari. Parte integrante di questo ambizioso progetto è un piano di tagli dei costi che, a operazione chiusa, promette di generare risparmi annuali per 2 miliardi di dollari entro 12 mesi, colpendo in particolare le spese per marketing e vendite che l’attuale gestione di eBay avrebbe reso poco efficienti.

Conti in rosso e vendite dal vivo: la strategia del taglio dei rami secchi

A rendere più concreta — o almeno più giustificabile agli occhi degli investitori — la proposta è una critica puntuale alla gestione corrente del target. Nel documento ufficiale, GameStop sottolinea come eBay abbia speso 2,4 miliardi di dollari in iniziative commerciali nell’ultimo anno fiscale, riuscendo ad aumentare la sua base di acquirenti attivi solo da 134 a 135 milioni, un incremento netto inferiore allo 0,75%. Non solo: oltre ai tagli, il proponente vede nella propria rete di punti vendita fisici — circa 1600 solo negli Stati Uniti — un vantaggio logistico unico. L’idea è quella di creare una capillare rete nazionale per l’autenticazione, il ritiro e la spedizione della merce, aggiungendo persino un sistema di vendite dal vivo in streaming trasmesse proprio dai negozi GameStop. La proposta, quindi, non è solo finanziaria ma anche operativa, con l’obiettivo dichiarato di ottimizzare la macchina degli scambi online sfruttando una presenza fisica che Amazon non possiede.

La posta in gioco: la sfida con il board di eBay e il futuro del retail

La mossa, che arriva a più di un anno dalla rielezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti (un contesto politico ormai assodato che non influisce più sulle dinamiche di mercato), presenta però un rischio non indifferente. La stessa GameStop ha avvertito che, qualora il consiglio di amministrazione di eBay dovesse opporsi alla fusione, si riserva di lanciare una «proxy fight» — una battaglia per la delega dei voti — portando l’offerta direttamente agli azionisti del colosso dell’e-commerce. Ryan Cohen, che già siede al tavolo dei grandi azionisti, ha modellato la sua retribuzione su questo risultato: non percepisce stipendio né bonus in contanti, ma il suo compenso dipenderà esclusivamente dalla performance della società una volta fusa, sperando di capitalizzare i successi passati quando, da fondatore di Chewy, riuscì a rivendere l’azienda per oltre 3 miliardi di dollari. Per GameStop, che solo pochi anni fa sembrava destinata all’obsolescenza travolta dal digitale, questa acquisizione rappresenterebbe la metamorfosi definitiva: da punto vendita di dischi e cartucce a polo logistico e finanziario del commercio elettronico globale.

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