Gaza, bloccati gli aiuti umanitari: Netanyahu chiude i valichi dopo il "no" di Hamas
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Redazione Esteri
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato domenica la sospensione di tutti gli ingressi di merci e rifornimenti nella Striscia di Gaza, compresi cibo e medicinali, giustificando la decisione con il rifiuto di Hamas di accettare un compromesso proposto dagli Stati Uniti. Il piano, noto come "piano Witkoff" – dal nome dell’inviato in Medio Oriente dell’amministrazione Trump, Steve Witkoff – prevedeva un’estensione della prima fase della tregua fino al Ramadan e alla Pasqua ebraica, fissata per il 20 aprile, con l’obiettivo di facilitare il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas. La proposta includeva il rilascio di metà dei prigionieri il primo giorno, mentre gli altri sarebbero stati liberati solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo. Hamas, tuttavia, ha respinto l’accordo, definendolo insufficiente e mettendo a rischio i negoziati in corso.
La decisione di Netanyahu è arrivata poco dopo la scadenza dell’accordo di cessate il fuoco temporaneo, che aveva permesso uno scambio di ostaggi e prigionieri palestinesi. Il primo ministro israeliano ha dichiarato che Israele è "pronto per la fase 2 della tregua", senza specificare ulteriori dettagli, ma sottolineando che il blocco degli aiuti umanitari è una risposta diretta all’intransigenza di Hamas. "Non ci saranno più pranzi gratis", ha affermato Netanyahu, in un tono che ha suscitato polemiche sia a livello internazionale che tra le organizzazioni umanitarie.
La situazione a Gaza, già critica a causa dei danni infrastrutturali e della carenza di risorse essenziali, rischia di peggiorare ulteriormente. Le immagini delle famiglie riunite per l’Iftar, il pasto che rompe il digiuno durante il Ramadan, mostrano una realtà fatta di generatori che illuminano a stento tavolate improvvisate, con piatti quasi vuoti e sedie di plastica davanti a case ridotte in macerie. La chiusura dei valichi di accesso, che già limitavano il flusso di beni di prima necessità, rappresenta un ulteriore colpo per una popolazione stremata da mesi di conflitto.
Tre Paesi arabi hanno espresso forte preoccupazione per la decisione israeliana, definendola una misura punitiva che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile. Sebbene non siano stati resi noti i dettagli delle loro reazioni diplomatiche, fonti vicine ai governi coinvolti hanno lasciato intendere che potrebbero essere valutate iniziative congiunte per fare pressione su Israele e riaprire i canali umanitari. Intanto, Hamas ha ribadito che il blocco degli aiuti non farà altro che inasprire la situazione, minacciando di interrompere definitivamente i negoziati.




