Hamas respinge piano Usa, Israele blocca aiuti a Gaza: cresce la tensione
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Redazione Esteri
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La proposta di estendere la tregua a Gaza, avanzata dall’inviato statunitense per il Medio Oriente e ribattezzata "piano Witkoff", è stata respinta da Hamas, mentre Israele l’aveva accolta senza riserve. Questo rifiuto ha spinto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a sospendere l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, chiudendo i valichi e bloccando il flusso di cibo, medicinali e altri beni essenziali. Una decisione che, sebbene sostenuta dall’ex presidente americano Donald Trump, ha sollevato una forte condanna internazionale, con critiche provenienti dall’Onu, dall’Ue e da diversi Paesi arabi.
Netanyahu ha giustificato la mossa come una risposta diretta al rifiuto di Hamas di accettare il compromesso proposto dagli Stati Uniti, che prevedeva un’estensione della tregua durante il Ramadan e la Pasqua ebraica, fino a metà aprile, per facilitare il rilascio degli ostaggi detenuti dal gruppo palestinese. «Non ci saranno pasti gratis», ha dichiarato il premier israeliano, sottolineando che Israele non intende concedere ulteriori vantaggi a Hamas senza contropartite. Una posizione che riflette la linea dura adottata dal governo, sostenuta anche dall’estrema destra israeliana.
Intanto, la situazione a Gaza si fa sempre più critica. Le immagini delle famiglie riunite per l’Iftar, il pasto che rompe il digiuno durante il Ramadan, mostrano una realtà fatta di generatori che illuminano a stento tavolate improvvisate, con piatti quasi vuoti e case ridotte a macerie. La sospensione degli aiuti umanitari rischia di aggravare ulteriormente le condizioni di vita di una popolazione già stremata da anni di conflitto e da un blocco economico che limita l’accesso a risorse fondamentali.
La reazione internazionale non si è fatta attendere. Diversi Paesi arabi hanno espresso forte preoccupazione per la decisione israeliana, definendola una punizione collettiva inaccettabile. L’Onu e l’Ue hanno ribadito la necessità di garantire l’accesso agli aiuti umanitari, sottolineando che il blocco rischia di avere conseguenze disastrose per i civili. Tuttavia, Netanyahu sembra intenzionato a mantenere la linea dura, sostenuto da una parte della politica interna che vede nella chiusura dei valichi una misura necessaria per esercitare pressione su Hamas.
Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a inviare supporto militare a Israele, con migliaia di bombe destinate a rafforzare l’arsenale israeliano. Una mossa che, se da un lato conferma il sostegno americano a Tel Aviv, dall’altro rischia di alimentare ulteriormente le tensioni in una regione già destabilizzata. Il collasso dei negoziati e la ripresa delle ostilità hanno riaperto una crisi che sembrava poter trovare, almeno temporaneamente, una via d’uscita.




