Oltre 20 morti nei raid su Gaza, mentre l’Ue valuta sanzioni e Israele accusa Hamas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i bombardamenti israeliani su Gaza fanno registrare un nuovo bilancio di vittime, che supera la ventina nelle ultime ore, alcuni Paesi dell’Unione europea valutano l’ipotesi di adottare provvedimenti contro Tel Aviv, ritenuta responsabile del protrarsi di una crisi umanitaria definita “insostenibile” dalle organizzazioni internazionali. La posizione di Israele, tuttavia, rimane ferma: il governo guidato da Benjamin Netanyahu ribatte che la carestia che attanaglia la Striscia non sarebbe causata dall’embargo, ma da una “strategia orchestrata da Hamas”, accusato di sfruttare la popolazione civile per ottenere sostegno politico.

“A Gaza oggi non c’è una carestia causata da Israele”, ha dichiarato il portavoce David Mencer, rispondendo alle accuse di oltre cento Ong, tra cui Terre Des Hommes, che da settimane denunciano la mancanza di cibo, acqua e medicine, chiedendo l’apertura immediata dei valichi terrestri. Le stesse organizzazioni, in un appello congiunto, hanno sottolineato come gli operatori umanitari siano ormai costretti a fare la fila per ricevere razioni, mentre i magazzini delle agenzie internazionali risultano vuoti. “Morire di fame e di sete è ingiusto e ingiustificabile”, ha dichiarato padre Ibrahim Faltas, richiamando le Beatitudini in un contesto in cui la disperazione sembra aver preso il sopravvento.

La situazione, già critica, è peggiorata dopo il fallimento della “Gaza Humanitarian Foundation”, l’iniziativa promossa da Israele due mesi fa per facilitare gli aiuti, ma criticata dalle Nazioni Unite per i troppi ostacoli burocratici. Le Ong chiedono ora un cessate il fuoco immediato e la fine dell’assedio, denunciando non solo la fame, ma anche il crollo psicologico di una popolazione stremata. “I palestinesi sono intrappolati tra speranza e delusione”, si legge nella nota diffusa dai gruppi umanitari, che invitano i governi a “non aspettare ulteriori permessi” per agire.

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