Mosca e la guerra ibrida, perché le elezioni europee del 2027 saranno decisive
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Redazione Esteri
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Le elezioni parlamentari russe di settembre hanno consegnato a Russia Unita una maggioranza schiacciante, con 349 seggi su 450, in un voto che il Cremlino ha presentato come una prova di sostegno alla guerra in Ucraina. Tra i nuovi deputati figurano 46 persone legate al conflitto, reduci dal fronte o attive nei territori occupati. Vladimir Putin, commentando l’esito, ha dichiarato che «il popolo approva il nostro impegno a rafforzare il Paese». La guerra diventa così la base di legittimazione di un regime che non promette prosperità, ma una contrapposizione permanente con l’Occidente.
La minaccia ibrida e le sue forme
La guerra ibrida non è una categoria astratta. Tra febbraio 2022 e febbraio 2026 sono stati documentati in Europa 151 incidenti riconducibili alla Russia, tra sabotaggi, incendi dolosi e tentativi di esplosione. Solo nell’ultimo periodo di monitoraggio, dall’estate 2025 a febbraio 2026, se ne contano 41. La Polonia è il Paese più colpito con 31 casi, seguita da Francia, Lituania, Germania, Regno Unito ed Estonia.
Circa il 95 per cento degli esecutori sono agenti isolati, formalmente non affiliati ai servizi russi, una tattica che complica le indagini e consente al Cremlino di prendere le distanze.
Il generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito italiano, ha descritto la posta in gioco senza attenuazioni: «Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra». Masiello ha spiegato che la minaccia si manifesta attraverso problemi ai segnali Gps, sconfinamenti di droni e attacchi cyber, e ha annunciato la distribuzione di un vademecum sulla guerra cognitiva per i soldati. «C’è questo tentativo di influenzare le menti», ha aggiunto, ricordando di aver ricevuto email da sedicenti soldati russi che dal fronte dichiaravano di volere la pace.
Il quadro elettorale europeo
Il 2027 si annuncia come un anno di svolta per gli equilibri continentali. In Francia si terranno le presidenziali, in Germania le elezioni federali, e il voto in altri Paesi chiave dell’Unione contribuirà a definire la maggioranza al Consiglio europeo. Secondo l’Istituto di Politica Europea, le elezioni negli Stati membri determinano l’equilibrio di potere tra i governi e i loro parlamenti nazionali sono decisivi per il processo di integrazione. Il calendario elettorale, in un contesto di pressione ibrida russa, assume un peso che va oltre la politica interna.
La strategia russa punta a sfruttare le fratture sociali e a condizionare il dibattito pubblico in vista degli appuntamenti elettorali. Le campagne di disinformazione energetica e climatica, documentate in Germania, Francia e Paesi Bassi, alimentano narrazioni che dipingono le politiche europee come dannose per l’economia, in sintonia con posizioni euroscettiche e di estrema destra. Il rischio è che il voto diventi il momento in cui quelle pressioni si traducono in risultati politici concreti, modificando la capacità dell’Europa di sostenere Kiev e di rispondere alle minacce ibride.
La sfida della risposta
La difficoltà principale per l’Europa è che le linee rosse funzionano solo se chi le attraversa è convinto che il costo sia certo. Quando la reazione appare incerta, quelle stesse linee diventano soglie da sondare. La Nato ha attivato due volte l’articolo 4, che prevede consultazioni di emergenza, in risposta ad aggressioni ibride russe. La soglia per l’articolo 5, che implica una risposta militare collettiva, resta ambigua. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha osservato che Mosca usa questi attacchi per dimostrare che l’articolo 5 è «più teorico che pratico».
Masiello ha indicato la necessità di una trasformazione profonda: «Dobbiamo correre sul piano tecnologico. I droni hanno autonomie lunghissime e non siamo al sicuro». Ha citato l’esempio della Finlandia, dove lungo il confine russo sono schierati 300.000 soldati e la popolazione si addestra, definendo quel clima come da Guerra fredda.
Il generale ha anche sottolineato che i droni dovranno entrare stabilmente negli schemi di manovra dell’Esercito, con cicli di aggiornamento tecnologico che cambiano ogni tre mesi, e ha rivendicato il principio per cui «le idee non hanno gradi», un meccanismo per far emergere proposte valide dai ranghi più bassi. In un confronto ibrido, la prontezza delle istituzioni e la consapevolezza pubblica diventano parte integrante della deterrenza.
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