Bonus mobili, il traino della ristrutturazione e le istruzioni per il 730/2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’attenzione dei contribuenti, mentre ci si avvia verso la conclusione delle operazioni di invio della dichiarazione dei redditi, resta calamitata sulle agevolazioni che alleggeriscono il peso delle spese sostenute per la casa.

Tra queste, una delle più richieste – nonostante il taglio del tetto di spesa rispetto agli anni della pandemia, quando aveva toccato i picchi più alti – è indubbiamente quella legata all’arredo: stiamo parlando del bonus mobili, una detrazione Irpef del 50% che, come spiegato dall’Agenzia delle Entrate, permette di recuperare quanto speso per l’acquisto di letti, armadi, divani e grandi elettrodomestici, a patto che ci sia un intervento di ristrutturazione edilizia a “trainare” la spesa.

Il legame indissolubile con il cantiere e i nuovi limiti di spesa

Non basta, infatti, aver cambiato l’arredo di casa per poter accedere al beneficio: l’immobile, o le sue parti comuni nel caso di interventi condominiali, deve essere stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo.

Il requisito temporale, preciso, richiede che i lavori edilizi siano iniziati prima dell’acquisto dei beni, a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello in cui si comprano i mobili; per chi ha avviato il cantiere nel 2025, dunque, gli acquisti effettuati anche in questo 2026 rientrano perfettamente nei parametri normativi. Sul fronte economico, per la dichiarazione che si sta presentando in questi mesi (il Modello 730/2026, che si riferisce alle spese del 2025), il limite massimo di spesa detraibile è fissato a 5.000 euro per unità immobiliare, inclusi gli eventuali elettrodomestici di ultima generazione (come forni in classe A o lavatrici in classe E), con la detrazione massima che raggiunge quindi i 2.500 euro, suddivisi in dieci quote annuali di pari importo.

Dalla compilazione del modello alla tracciabilità dei pagamenti

La procedura per inserire i dati nel 730, sebbene appaia complessa, segue una logica precisa che chiunque può apprendere. Le spese per l’arredo vanno collocate nel quadro E del modello, al rigo E57, dove si dovrà indicare non l’intera spesa effettivamente sostenuta (se questa supera i 5.000 euro), ma solo l’importo fino a concorrenza del tetto massimo; nella colonna relativa all’importo si scriveranno i 5.000 euro (o meno, a seconda della cifra spesa), mentre nella colonna del “numero di rata” andrà inserito il numero progressivo della rata di detrazione che si sta chiedendo, ricordando che per le spese del 2025 si tratta della “prima” rata, ovvero il numero 1.

Attenzione, però, alla modalità con cui sono stati saldati i conti con il venditore: la legge è inflessibile riguardo alla tracciabilità, richiedendo l’uso esclusivo di bonifici bancari, carte di credito o di debito, mentre l’utilizzo di contanti o assegni comporta la perdita totale del diritto alla detrazione; nel caso in cui si sia optato per un finanziamento o un acquisto a rate, la normativa riconosce ugualmente il bonus, a patto che la società finanziaria provveda al pagamento con gli strumenti tracciabili sopra citati.

Le incombenze parallele: l’acconto Imu in scadenza

Mentre si compila la dichiarazione per recuperare le spese di arredo, i proprietari di immobili devono tenere d’occhio il calendario fiscale, che fissa al 16 giugno la scadenza per il versamento dell’acconto dell’Imu.

Il calcolo di questa rata, che costituisce la metà dell’imposta complessiva dovuta per l’anno in corso, va effettuato utilizzando le aliquote deliberate dai Comuni per l’anno precedente (il 2025) – o, se già disponibili, quelle aggiornate al 2026 – e riguarda principalmente le seconde case, gli immobili di lusso o le aree edificabili, mentre l’abitazione principale (non di lusso) rimane esente da questo specifico tributo.

La scadenza del 16 giugno rappresenta l’ultimo giorno utile per effettuare il pagamento in un’unica soluzione, oppure per versare solo l’acconto, rimandando il saldo alla finestra autunnale del 16 dicembre, un meccanismo che non ha nulla a che vedere con il bonus mobili ma che incide pesantemente sulla liquidità di milioni di famiglie in questo scorcio di metà anno.

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