Il Madagascar ha un nuovo presidente dopo il golpe, Rajoelina lascia il paese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente deposto del Madagascar, Andry Rajoelina, ha per la prima volta confermato la propria partenza dalla nazione, avvenuta tra l’11 e il 12 ottobre, attraverso una nota della presidenza che ha motivato la decisione con “minacce esplicite ed estremamente gravi” rivolte alla sua incolumità. Questa fuga, che segue la destituzione decretata dall’Assemblea nazionale e l’intervento delle forze armate, segna un momento cruciale nella crisi politica che attanaglia il vasto stato insulare dell’Oceano Indiano, privandolo del suo leader eletto in circostanze ancora oggetto di approfondite inchieste.

Il giuramento del colonnello

A soli tre giorni dall’annuncio della presa del potere da parte dei militari, il colonnello Michael Randrianirina, figura di spicco nel colpo di Stato, ha prestato giuramento come “presidente della Rifondazione della Repubblica” in una cerimonia formale tenutasi nel palazzo di Stato di Ambohidahy, sede dell’Alta Corte costituzionale. L’uomo, cinquantunenne, ha assunto formalmente la guida del paese di fronte alle massime autorità giudiziarie, promettendo, in un discorso che molti osservatori hanno definito come una road map forzata, la creazione di un comitato militare di transizione e un ritorno a elezioni democratiche entro un lasso di tempo compreso tra i diciotto e i ventiquattro mesi.

La scena del cambio di potere

La transizione violenta del potere ha lasciato sul terreno immagini simboliche, come quella, riportata da un testimone italiano residente nel paese, dei militari che invertivano la marcia dei propri mezzi blindati in un gesto interpretato come un atto di coraggio e di ribellione contro il precedente establishment. Questi episodi, se da un lato illustrano il clima di tensione e la rottura dell’ordine costituzionale, dall’altro evidenziano il sostegno di cui gode l’azione delle forze armate in alcuni segmenti della popolazione, i quali vedono in questo sconvolgimento politico la possibilità di un “nuovo inizio” dopo anni di governo.

La mediazione internazionale

Di fronte a un mutamento di regime così netto e carico di implicazioni per la stabilità regionale, la Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe, nota come Sadc, ha annunciato l’invio di una missione con l’obiettivo di mediare la crisi e favorire un dialogo tra le parti. L’intervento dell’organizzazione subregionale, sebbene non abbia ancora prodotto risultati tangibili, rappresenta un tentativo di riportare la situazione entro binari negoziali, mentre il colonnello Randrianirina consolida il proprio controllo sull’apparato statale e il predecessore si trova in una posizione di esilio forzato, lontano dai centri decisionali del paese.

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