Il Madagascar dopo la fuga di Rajoelina: i militari prendono il potere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le proteste, che per oltre venti giorni hanno infiammato le strade di Antananarivo, hanno creato un vuoto di potere che le forze armate hanno dichiarato di voler colmare. A innescare la sollevazione popolare, un malcontento radicato e cocente, causato da carenze croniche nei servizi essenziali, come la fornitura di acqua ed energia elettrica, che ha spinto soprattutto i più giovani, la cosiddetta Generazione Z, a scendere in piazza. La repressione di queste manifestazioni, durante la quale hanno perso la vita diverse persone, incluso un bambino di un mese, aveva già creato una frattura profonda, acuita ulteriormente dalla successiva fuga del presidente Andry Rajoelina, il quale, dopo aver denunciato un tentato golpe e aver licenziato il governo, ha lasciato il paese con l'ausilio di mezzi messi a disposizione dalla Francia.

La destituzione formale e l'intervento dei militari

In assenza del presidente, l'Assemblea Nazionale ha esercitato le sue prerogative, votando l'impeachment di Rajoelina, una mossa che, sebbene costituzionale, ha di fatto sancito la fine politica dell'ex leader. È in questo contesto di estrema fluidità istituzionale che si è inserito il Corpo d'amministrazione del personale e dei servizi amministrativi e tecnici, la Capsat, un'unità d'élite dell'esercito che non è nuova a simili svolte, avendo già supportato l'ascesa dello stesso Rajoelina nel 2009. Il colonnello Michael Randrianirina, a capo dell'unità, ha annunciato pubblicamente la presa del controllo da parte delle forze armate, giustificando l'azione con "le ripetute violazioni della Costituzione, la violazione dei diritti umani e il saccheggio della nazione".

Un consiglio per la transizione

La Capsat ha quindi dichiarato la formazione di un consiglio, composto da esercito, gendarmeria e polizia nazionale, che assumerà le funzioni di capo dello Stato, lasciando una porta aperta, almeno formalmente, all'ingresso di membri civili nel giro di pochi giorni. Questo passaggio, che i militari definiscono una necessaria "transizione", segna l'atto finale di una crisi che ha visto il movimento della Gen Z come protagonista indiscusso della fase di protesta, prima che l'iniziativa venisse di fatto assorbita dall'intervento castrense.

Il potere nelle caserme

La scena, con l'annuncio dato sulle scale di un edificio governativo, ha un sapore che ricorda dinamiche non estranee alla regione. La presa del potere da parte dei militari, sebbene presentata come misura temporanea e garante della stabilità, pone numerosi interrogativi sul futuro immediato del paese, dopo che la spinta dal basso dei giovani manifestanti è stata sostituita dalla disciplina delle unità d'élite. Alcuni di loro, nelle ore decisive, sono stati visti fraternizzare con i dimostranti, in un momento di effimera complicità che ha preceduto l'inevitabile affermazione della forza.

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